I familiari dei pazienti deceduti in ospedale: «Derubati i nostri cari»

Alcuni parenti segnalano la scomparsa di oggetti di valore nei reparti Pettinari: «La Regione faccia un’indagine e risarcisca questi cittadini»
PESCARA. Il dolore per la scomparsa di un affetto, acuito dall'impossibilità di salutare i propri cari per via delle restrizioni anti-Covid, diventa ancora più insopportabile di fronte alla scoperta che gli effetti personali sono andati perduti. Dopo il decesso di alcuni pazienti tra gli ospedali di Pescara e di Popoli, collane, soldi, ciondoli e altri oggetti personali non sono mai stati riconsegnati ai parenti.
La denuncia arriva da alcune famiglie che sono scese in piazza, affiancate dal vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari. «Non deve e non può succedere che ci siano parassiti che si approfittano delle debolezze delle persone», tuona Simona Sperinteo che ha perso il padre Giuseppe dopo un ricovero al reparto di Oncologia di Pescara, «prima dell'intervento sono stati rimossi tutti gli oggetti personali di mio padre. Tra questi, un girocollo che gli era stato regalato da mio fratello, in occasione del suo primo stipendio e un ciondolo con un cuore a metà». «Era la storia della nostra famiglia ed è andato perduto nell'arco del trasferimento di mio padre tra il reparto di Oncologia e quello Covid, dopo il contagio avvenuto in ospedale», accusa Simona.
Insieme a lei e ai suoi familiari, accomunati da una storia simile, anche Dario Di Girolamo che a marzo ha perso il fratello Giovanni. «Al momento del ricovero a Pescara e poi dopo il trasferimento a Popoli, aveva un girocollo che non è mai stato trovato. È uno squallore», critica.
Non riesce a trattenere le lacrime Luciano Andreoli per la scomparsa della moglie Marisa Di Quinzio: «I suoi oggetti personali erano stati imbustati, ma poi non si è più trovato nulla». Dopo l'episodio denunciato ai carabinieri e alla direzione sanitaria era stata aperta un'indagine interna chiusa poco dopo e Andreoli aveva persino offerto una ricompensa di 150 euro. I familiari non ci stanno e si sono uniti per chiedere giustizia. «Vogliamo delle risposte», dice Sperinteo che dopo quanto accaduto al padre ha avviato una ricerca sui social individuando altre famiglie, molte delle quali, sopraffatte dal dolore, non sono riuscite a denunciare quanto accaduto.
«Chiediamo al presidente Marco Marsilio e all'assessore Nicoletta Verì», precisano, «che venga avviata subito un'indagine interna. In ogni ambito lavorativo chi sbaglia paga e quello che è accaduto può avere dei responsabili solo dentro all'ospedale, dal momento che da fuori per via del Covid nessuno poteva avere accesso». «Queste persone hanno bisogno di sentire che le istituzioni sono dalla loro parte», afferma Pettinari, «alla perdita che hanno subìto si aggiunge la tristezza di non poter stringere più tra le mani neanche gli oggetti dei propri cari».
Il consigliere pentastellato lancia un appello al governatore Marsilio e all'assessore Verì «affinché venga attivata un’indagine interna per capire cosa è accaduto e provare a dare sollievo, almeno per questo aspetto, ai familiari. Vorremmo anche sapere se esiste un protocollo certo e stringente che le Asl abruzzesi dovrebbero applicare in simili situazioni, e se alla luce dei fatti è il caso di rivederlo o di verificare se sia seguito alla lettera. Mentre l’autorità giudiziaria, come spero, porta avanti le indagini standard a seguito delle denunce effettuate dai familiari, anche la Regione deve appurare cosa è accaduto e prevedere, a mio parere, almeno un giusto risarcimento/indennizzo per i familiari».
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