I familiari delle vittime al Quirinale Lunedì incontro con Mattarella

L o chiedevano da tanto, dall’inizio, come segno di vicinanza delle istituzioni e a garanzia di una giustizia che da un anno non hanno mai smesso di chiedere. Un appello, quello dei familiari delle...
L o chiedevano da tanto, dall’inizio, come segno di vicinanza delle istituzioni e a garanzia di una giustizia che da un anno non hanno mai smesso di chiedere.
Un appello, quello dei familiari delle vittime, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha raccolto proprio in coincidenza con il primo anniversario della tragedia. Non sarà a Rigopiano oggi, dove lo avevano invitato per le celebrazioni, ma Mattarella riceverà il Comitato al Quirinale lunedì prossimo, il 22 gennaio. Un appuntamento attesissimo dai familiari che, nel rispetto del protocollo e di quanto sarà disposto per l’incontro, chiederanno innanzitutto certezze sui tempi della giustizia.
«La nostra paura», racconta Angela Spezialetti, mamma di Cecilia Martella, estetista della Spa, «sono le prescrizioni, il rischio di veder sfumare la verità che chiediamo da mesi e che pretenderemo fino all’ultimo. Per questo l’incontro con il presidente Mattarella è importante, perché a lui chiederemo di farsi garante per noi proprio sui tempi, e su una giustizia vera».
Ma c’è un altra questione, tra le priorità dei familiari, da sottoporre al Presidente, e riguarda la legge che regola le rendite Inail alle famiglie dei dipendenti - quasi tutti giovani - morti sul lavoro. A gran parte delle loro famiglie, l’Inail non ha riconosciuto il vitalizio in quanto, sulla carta, non è da loro che dipendevano le economie familiari.
«Le morti sul lavoro che ci sono state a Rigopiano, sotto a una valanga, non hanno precedenti. Noi chiediamo che la morte sul lavoro», va avanti Angela Spezialetti, «sia riconosciuta a tutti i dipendenti rimasti vittima di quella valanga. Chiediamo una legge ad hoc, come fu per le vittime di Viareggio».
«Per me la morte di Gabriele», racconta Francesco D’Angelo, fratello gemello del cameriere del resort con cui abitava nella casa dei genitori a Penne, «ha avuto un doppio peso sia perché era il mio fratello gemello monozigote e quindi legato in maniera particolarmente forte, sia perché, essendo io inabile a lavoro a seguito di una malattia cronica diagnosticatami nell’anno 2000, dipendevo anche economicamente da lui. Ogni volta che avevo bisogno non esitava ad aiutarmi, era la mia sicurezza in quel lungo, lunghissimo periodo di disoccupazione. Però per l’Inail tutte queste considerazioni non sono valide. Ma non può essere, non può essere così, perché mio fratello l’hanno ritrovato sotto la neve, con il sacco di pellet che stava scaricando ancora tra le braccia».
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