I familiari: «Né odio né perdono»

15 Febbraio 2018

La zia: «Un dolore lacerante». Le lacrime di genitori e amici dopo la sentenza

PESCARA. I genitori, i familiari, le amiche e gli amici, i colleghi: chi ha potuto, ieri è andato al Tribunale di Chieti dove a mezzogiorno era prevista l’udienza a porte chiuse cominciata però con un po’ di ritardo. E chi non ha potuto ha aspettato con apprensione, anche a distanza, la sentenza arrivata pochi minuti prima delle 16. Poi gli abbracci.
E le lacrime, di gioia e di dolore: perché 30 anni di condanna all’assassino restituiscono valore alla vita di Monia, ma comunque non la restituiscono a chi la continua a cercare ogni giorno in un ricordo, in un profumo, in una foto. Ma in questo misto di emozioni e sentimenti, ieri non c’era posto per l’odio.
«Un numero di anni in cambio di una vita», dice la zia di Monia, Giuliana Sanvitale, che l’ha vista crescere e che ben si ricorda quando da bambina abitava con i genitori in quella casa a Francavilla.
«Monia non sarà più, almeno fisicamente, fra noi. Non sorriderà più, non ci scalderà con l’altruismo e il calore umano che la caratterizzavano, ma almeno chi ha spezzato la sua vita ripagherà in parte il suo debito verso la società, verso quei genitori che lottano ora dopo ora, giorno dopo giorno per aggrapparsi alla vita e sopravvivere malgrado tutto. È così lacerante il dolore che non riesce ancora a trasformarsi in odio né in perdono. Forse il tempo sarà clemente. Monia è stata una figlia meravigliosa per i suoi genitori, una nipote adorata per me. Quella casa, a Francavilla, l’avevano comprata la madre e il padre con lavoro e sacrifici». (s.d.l.)
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