I familiari: ora il giudice condanni

25 Novembre 2022

«Aspettiamo la sentenza: è stato dimostrato che la strage poteva essere evitata»

PESCARA. Sei anni di lacrime, sei anni di dolore e paure. Ieri, la soddisfazione per una requisitoria che ha commosso e dato speranza di ricevere giustizia per i 29 angeli morti nell’hotel Rigopiano spazzato via dalla valanga.
«Siamo soddisfatti, non possiamo dire altro», commenta Gianluca Tanda all'uscita dal tribunale di Pescara, dove si è tenuta la requisitoria del processo per la tragedia dell'hotel Rigopiano, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017 e nel quale persero la vita 29 persone. «Non ci aspettavamo che questa giornata arrivasse così. L'abbiamo sempre cercata, sperata. Siamo contenti del lavoro svolto dai pm. Un ringraziamento speciale ad Anna Benigni, che ci ha emozionato con le sue parole e nel suo racconto. Siamo soddisfati dei 12 anni all'ex prefetto Provolo, per noi il maggior responsabile della tragedia Rigopiano. Speriamo che queste richieste trovino conferma nella sentenza. Emozionarsi a distanza di sei anni è la conferma che gli anni passano, ma il dolore resta e non andrà mai via. Speriamo davvero che la legge sia uguale per tutti fino alla fine di questo processo», dice ancora Tanda, che nella tragedia di Rigopiano ha perso suo fratello Marco. La Procura ha fissato le responsabilità per l'ex prefetto di Pescara, ma anche per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (chiesti 11 anni e 4 msi) e per l’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco (6 anni, la richiesta).
«Riconosco e apprezzo il grande lavoro fatto dalla procura, che ha portato a proposte a mio avviso adeguate», dice invece Paola Ferretti, madre di Emanuele Bonifazi, receptionist del resort Rigopiano, all'uscita dal tribunale di Pescara. «Ora speriamo che vengano confermate o rafforzate dalla sentenza di primo grado e dai successivi gradi di giudizio. Dalle requisitorie abbiamo avuto la conferma di quanto sosteniamo da quasi 6 anni: la strage di Rigopiano si sarebbe potuta e dovuta evitare, se tutte le persone preposte avessero fatto semplicemente il proprio dovere, la funzione per la quale hanno ricevuto e accettato un determinato incarico». «Ecco perché», continua, «auspichiamo in una sentenza esemplare, affinché mai più accadano tragedie prevedibili ed evitabili come quella di Rigopiano».
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