I fratelli feriti: uno choc, c’era solo sangue

8 Luglio 2019

Parlano i giovani finiti all’ospedale dopo l’agguato armato di Spinelli: «Ci ha sparato dal balcone mentre eravamo in auto»

PESCARA. «Siamo tuttora sotto choc, tutti e due. Non si spara alla gente così facilmente, tutti i giorni».
Ha lasciato uno strascico pesante la sparatoria di venerdì sera in via Tavo, al “ferro di cavallo”, dove due fratelli romeni di 26 e 28 anni sono stati raggiunti dai colpi di pistola esplosi dal balcone di un appartamento popolare. Li avrebbe esplosi Valentino Spinelli, 28 anni, pescarese, come hanno raccontato proprio i fratelli alla polizia, in un secondo momento. Lì per lì hanno pensato solo a fuggire, dopo una discussione violenta con il 28enne, scoppiata per motivi banalissimi.
Solo uno dei fratelli è salito a casa di Spinelli, per acquistare una dose di cocaina, mentre l’altro aspettava in auto. Ha aperto la porta una donna che gli ha chiesto come mai non indossasse la maglietta, dopodiché si è presentato Spinelli, stando a quanto ricostruito dagli uomini della squadra mobile, diretti da Dante Cosentino. Anche Spinelli (che era agli arresti domiciliari ma, a quanto pare, era comunque attivo sul fronte dello spaccio) si sarebbe lamentato del fatto che il romeno fosse a petto nudo, sottolineando la mancanza di rispetto. E per questo avrebbe sferrato pugni e calci al romeno, spingendolo per le scale. Il fratello rimasto in auto, capendo che qualcosa non andava, lo avrebbe raggiunto nel palazzo e, dopo aver colpito Spinelli, sarebbe fuggito con l’altro.
Ma la reazione è stata immediata. Mentre i fratelli si infilavano in macchina, una Mercedes classe C, lasciata sotto casa, Spinelli avrebbe preso una pistola e cominciato a sparare, affacciandosi al balcone. I colpi hanno raggiunto la carrozzeria e il parabrezza, trapassandoli, e ferito i due romeni.
«Il primo colpo lo abbiamo sentito quando la macchina stava partendo, durante la retromarcia», hanno raccontato i due (difesi dall’avvocato Tullio Zampacorta). Poi gli altri, diversi. E la percezione dei proiettili che li hanno feriti non è stata istantanea. «Abbiamo sentito una bruciatura, non il dolore. Poi ci siamo accorti del sangue che usciva, era parecchio. E siamo andati in ospedale dove qualcuno aveva già avvisato del nostro arrivo», proseguono i due fratelli che quella notte sono stati medicati e poi accompagnati in questura, per essere ascoltati, mentre gli uomini di squadra mobile e squadra volante, con la Scientifica, passavano al setaccio l’abitazione di Spinelli e il piazzale sottostante, trovando 11 bossoli calibro 9 e una cartuccia inesplosa ma non la pistola, di cui si sono perse completamente le tracce. I due romeni, turbati dall’accaduto, hanno intenzione di lasciare Pescara, che si è rivelata poco sicura, per loro. Spinelli, invece, è finito in carcere e lì resterà, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio, che lo ha interrogato. Il 28enne, difeso dagli avvocati Pasquale Provenzano e Emanuele Calista, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
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