I genitori dei bimbi intossicati: «La Cir Food paghi tutti i danni»

30 Agosto 2019

Il pool di avvocati che assiste 70 famiglie replica all’azienda: «Siamo pronti a costituirci parte civile se il risarcimento non sarà adeguato: gli alunni sono stati costretti a controlli medici per tre mesi»

PESCARA. Nessuna «intenzione di alleggerire la posizione di chi, con assoluta negligenza, ha causato gravi danni, soprattutto psicologici, ai bambini e alle famiglie». Sono settanta (su complessive 113, la maggioranza delle parti offese) le famiglie, difese dallo studio legale Innangi-Nardella (avvocati Paolo Nardella, Cesare Innangi e Roberta Fontana) pronte a costituirsi parte civile nel procedimento penale, di cui è stata fissata udienza preliminare il prossimo 21 gennaio, se non si trova l’accordo con la Cir Food sui risarcimenti danni, su cui si gioca una partita processuale sul filo di lana.
Le famiglie, attraverso lo studio legale pescarese, replicano alla strategia difensiva della Cir Food, la società che si occupava della distribuzione dei pasti nelle mense scolastiche cittadine defenestrata a seguito dello scandalo intossicazione, che avrebbe fissato, attraverso la mediazione dell’assicurazione Unipol, un rimborso per ciascuna che si aggirerebbe tra i 700 e i 2500 euro. La risposta delle famiglie è stata, in sostanza, che nessuna trattativa può essere possibile con cifre inferiori a 1800-3000 euro, a seconda della gravità dei casi.
E sono «anche richieste moderate», sostiene l’avvocato Nardella che spiega la genesi della trattativa con la Cir Food e le motivazioni per le quali le famiglie respingono la proposta della società: «A trattare per il risarcimento del danno è la Unipol, compagnia assicurativa» chiamata come garante del tentativo di accordo «dalla Cir Food la quale, dopo un primo approccio apparentemente conciliativo a fronte di una richiesta di risarcimento che va ben oltre le cifre citate, successivamente ha attuato una politica di accerchiamento iniziando a trattare le posizioni più deboli e magari sprovviste di una difesa legale, così da poter addurre come “parametro di liquidazione” cifre molto più basse rispetto al danno realmente causato».
Il legale rivela che «qualcuno, non delle famiglie difese da noi, ha già accettato i primi rimborsi, di cui uno da 2500 euro». Invece, per quanto riguarda «i nostri assistiti non vi è assolutamente l’ intenzione di alleggerire la posizione di chi, con assoluta negligenza, ha causato gravi danni, soprattutto psicologici, ai bambini e alle famiglie» con settimane di ospedale e sfera emotiva colpita pesantemente, secondo Nardella, coinvolto personalmente nella vicenda con una figlia intossicata e ricoverata in ospedale: «È stato causato un danno ben più grave rispetto ai giorni di ospedale o di convalescenza a casa, la riprova è la lettera della Asl inviata a tutte le famiglie con la quale si avvertiva della possibilità di sviluppare, nel tempo, una patologia ben più pericolosa rispetto all’infezione da campylobacter». Nella lettera della Asl i genitori sono stati «allertati di monitorare, per 3 mesi, stati di stanchezza, dolore alle gambe, mal di testa. Un incubo per le famiglie vissute con l’incertezza di vedere i figli sviluppare patologie più gravi».
Genitori che ora annunciano di volersi «costituire parte civile nel procedimento e non favorire chi dimostra di non aver compreso il danno e non vuole davvero riparare» constatando, inoltre, che «vi è l’esplicita e strumentale richiesta di ritirare le querele al fine di indirizzare favorevolmente l’andamento del processo penale». «Siamo d’accordo», conclude Nardella, «sulla quantificazione del danno biologico riferito alla fase acuta e ai giorni di inabilità. Trattiamo, invece, sul danno morale ed esistenziale causato da un atteggiamento che ha violato le regole del buon senso», passaggi «obbligatori trattandosi di bambini».