I genitori tra angoscia e rabbia «Non dovevamo farli partire»
PESCARA. Vivono ore di ansia e angoscia i genitori dei ragazzi bloccati in Grecia. «Non siamo riusciti a chiudere occhio la notte scorsa», dicono. I loro figli, in vacanza a Ypsos, e “sequestrati” a...
PESCARA. Vivono ore di ansia e angoscia i genitori dei ragazzi bloccati in Grecia. «Non siamo riusciti a chiudere occhio la notte scorsa», dicono.
I loro figli, in vacanza a Ypsos, e “sequestrati” a pochi chilometri, nell’albergo Covid di Corfù, e loro qui, a Pescara, Pianella e Montesilvano, a cercare di capire come fare per aiutarli. Eppure hanno mosso mare e monti: hanno spedito mail all’unità di crisi della Farnesina, hanno inviato in Grecia alcuni farmaci di emergenza per i loro ragazzi, si sono adoperati per contattare un ristorante nelle vicinanze dell’albergo per fare arrivare pasti caldi ai figli e ricaricano di continuo i cellulari.
«Stiamo facendo tutto il possibile per farli sentire meno soli, vorremmo che tornassero a casa al più presto» è il coro unanime dei genitori in apprensione da giorni. Da quando, domenica scorsa, hanno ricevuto dai figli la notizia dei primi contagi e il successivo isolamento nell’hotel di Kerkira.
Fa mea culpa, Roberto Primativo, avvocato di Montesilvano: «Mio figlio di 19 anni sta poco bene, ha la febbre alta. Sono molto preoccupato, certo, come tutte le famiglie. Forse anche noi genitori abbiamo sbagliato: non avremmo dovuto lasciarli partire. Ma poi è prevalso quel ragionamento: si sono diplomati, sono stati bravi, una vacanza se la meritano. Ora speriamo nell’aiuto delle istituzioni».
Una mamma di Pianella, glielo aveva detto al figlio: «Non andare, non è il momento. La pandemia non è finita. Ma i ragazzi non ti ascoltano, mio figlio studia e lavora, ha fatto tutto da solo. La preoccupazione più grande, ora, è l’eventuale aggravamento della situazione. E per ora non si dorme».(c.co.)

