I gestori di palestre e piscine: «Con nuove chiusure, falliremo»

Cresce l’allarme tra gli operatori degli impianti per un possibile ricorso a un altro lockdown «Abbiamo già registrato un crollo di iscritti, adesso solo gli aiuti dello Stato ci possono salvare»
FRANCAVILLA. C'è grande preoccupazione, e non potrebbe essere altrimenti, tra gli operatori del mondo sportivo che operano in città. Per l'intero settore, quella in corso dovrebbe essere un po' la settimana della verità, almeno stando alle parole del premier Giuseppe Conte, per capire se si potrà continuare a lavorare o se verrà chiesto un nuovo sacrificio per rallentare il contagio.
Dalle piscine alle palestre, passando per i centri sportivi, è l'incertezza a farla da padrona tra gestori e dipendenti: nonostante ormai tutti si siano adeguati alle misure richieste dai protocolli stilati già dal mese di maggio, il timore di una nuova chiusura collettiva è forte, anche in considerazione di una curva dei contagi che continua a crescere. «Siamo a un passo dalla disperazione», dice Chiara Meucci, titolare di una palestra e maestra di arti marziali, «anche se non dovesse arrivare un nuovo lockdown, i mille paletti che stanno introducendo giorno dopo giorno ci porteranno allo stesso risultato. Nella mia struttura abbiamo registrato un calo dell'80 per cento degli iscritti, numeri che rendono insostenibile la gestione». Poi spiega: «Abbiamo chiuso gli spogliatoi, igienizziamo continuamente, misuriamo la temperatura a chi viene ad allenarsi, il tutto con delle spese non indifferenti. Nonostante questo per noi non c'è pace».
La pensano allo stesso modo Mariagrazia Antonucci e Massimo De Cesaris, che gestiscono non solo l'ex piscina comunale ma anche una palestra. «Siamo tutti molto preoccupati», dice Antonucci, «sia noi gestori, che le circa 80 persone che lavorano nelle due strutture. Quello che si vede all'orizzonte è una nuova chiusura, che rappresenterebbe un colpo economico non indifferente. Dopo le parole di Conte di domenica scorsa, questa settimana la piscina si è svuotata. Un peccato, visto che da settembre il numero di iscrizioni era tornato a crescere. Se queste devono essere le condizioni, è meglio un lockdown con gli aiuti dello Stato per dipendenti e gestori, piuttosto che continuare a farci lavorare così». E De Cesaris aggiunge: «Giovedì abbiamo ricevuto i controlli, da cui non è emersa nessuna criticità. Non ci sono stati casi di positività nelle nostre strutture, ma più in generale i centri sportivi non sono stati focolai, da nessuna parte. Abbiamo ingressi contingentati, controllo della temperatura, igienizzazione. Tutto il necessario per tutelare la salute dei clienti e del personale a cui ovviamente teniamo tantissimo. Abbiamo fatto e stiamo facendo tutto il possibile per rimanere aperti».
Marco Tiberio, che gestisce un centro sportivo con campi da calcio, paddle e beach volley, condivide con i colleghi le stesse preoccupazioni: «Nell'ultima settimana abbiamo lavorato solo due sere, a differenza di quanto accadeva prima. Con i ragazzi della scuola calcio facciamo allenamenti individuali, senza contatto, anche se ritengo questa una misura del tutto ipocrita. Se alla fine un genitore ne carica in macchina due o tre per riportarli a casa, che senso ha la prevenzione in campo?». Poi lamenta: «Sono preoccupato, ma non mi piace piangermi addosso, per questo sto pensando a soluzioni alternative. Mi piacerebbe, essere trattato come un normale imprenditore. Invece, questo governo sta facendo figli e figliocci».
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