«I giovani confondono la realtà col virtuale»

11 Febbraio 2022

Falivene, garante regionale per Infanzia e Adolescenza: «Docenti e genitori devono tornare autorevoli»

PESCARA. «La violenza va curata perché è debolezza. La rete spinge i giovani a confondere la realtà col virtuale. Le famiglie e le scuole devono riprendersi l’ autorevolezza ed educare i ragazzi alla gentilezza, alla disciplina e al sacrificio». È l’analisi di Maria Concetta Falivene, garante per l’Infanzia e l'Adolescenza della Regione Abruzzo, sul violento episodio che si è verificato ieri davanti all’istituto Acerbo.
Dottoressa Falivene, come giudica l'accaduto?
La nostra società consente che ragazzi di 12,13, 14 anni vaghino per strada, di notte, senza regole e senza controlli degli adulti sugli orari di rientro; che bevono, che passano ore davanti ai cellulari o internet a guardare game show nei quali i protagonisti incitano a comportamenti violenti e serie tv con immagini crude. Facile scambiare la realtà con il fantasy show, è un fenomeno sociale, poi si trovano faccia a faccia con le persone reali e comunicano solo attraverso la violenza. I bulli non sono persone forti, ma debolissime e come tali vanno curati, aiutati. I ragazzi sono meravigliosi, hanno capacità di riflessione e di analisi spiccate, ma senza punti di riferimento come la famiglia e la scuola, dove non ci sono più la disciplina e il rigore di una volta, i ruoli si confondono scatenando simili reazioni.
Comunicare troppo sui social fa perdere di vista la realtà. Quale il compito dei genitori e della scuola?
Le famiglie devono controllare chi frequentano i figli, che invece vivono il disagio della non autorevolezza dei genitori, spesso amici e più che educatori. I parental control non funzionano perché non vengono attivati dagli adulti che, invece, abbandonano i figli davanti a serie tv e cellulari ad assorbire immagini e parole che fanno tendenza, annullando la loro autodeterminazione. La scuola non ha più l’autorevolezza di un tempo, anche perché i genitori l’hanno svuotata: gli insegnanti non sanno più comportarsi: vorrebbero istruire, instradare i loro giovani, ma si scontrano con genitori che si risentono e denunciano. Ciò denota il cortocircuito, l'inadeguatezza da entrambe le parti. La nostra è una società dove se dai uno schiaffo a tuo figlio per rimetterlo sulla buona strada, o gli togli il cellulare , rischi che finisca in una casa famiglia.
E allora, che fare?
Bisogna cambiare l’aspetto culturale e normativo consentendo le privazioni, come accadeva in Islanda venti anni fa quando i genitori prendevano le multe se i figli si comportavano male. La magistratura dovrebbe emettere provvedimenti di risarcimento danni alle scuole, e i genitori dovrebbero istruire i figli ad acquisire consapevolezza sulle conseguenze di ogni azione. La scuola, come i genitori, deve essere forte. È necessario imprimere la cultura della disciplina, del sacrificio, della gentilezza e trattare i figli a seconda del loro carattere e delle loro inclinazioni. I ragazzi devono capire che si può lavorare su stessi e diventare persone migliori.