I giudici interrogano il 15enne che denunciò il sacerdote per abusi

14 Novembre 2014

L’inchiesta per pedofilia, il 4 dicembre in tribunale accusa e difesa a confronto sull’attendibilità del ragazzo

PESCARA. Arriverà in tribunale il 4 dicembre il ragazzo che avrebbe subìto abusi da parte di don Vito Cantò, il prete di 42 anni finito sul registro degli indagati con l’accusa di violenza su un minore. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta di incidente probatorio del pm Salvatore Campochiaro fissando l’udienza al 4 dicembre alle 14.30, giorno in cui il giovane arriverà in tribunale per rispondere alle domande del gip, del pm e dell’avvocato che difende il prete. Sarà quindi una giornata difficile per il ragazzo che all’epoca della presunta violenza aveva 15 anni mentre oggi è maggiorenne. La maggiore età del giovane non influirà comunque su un incidente probatorio che verrà svolto con tutte le cautele del caso, in un ambiente protetto e uno psicoterapeuta che affiancherà il doloroso racconto del ragazzo.

La presunta vittima sarà chiamata quel giorno a ricostruire cosa sarebbe accaduto tra l’ottobre 2011 e il maggio 2012, l’arco di tempo in cui il pm ha collocato la presunta violenza. Il ragazzo risponderà alle domande del pm che ha chiesto anche una perizia medico-psichiatrica per accertare nei comportamenti del giovane eventuali danni, ma risponderà anche alle domande della difesa che, come da prassi, cercherà di metterà in difficoltà il giovane e smontare la sua attendibilità. A questo punto, la versione del ragazzo sarà “cristalizzata” e diventerà una prova che entrerà direttamente nel dibattimento.

Si annuncia quindi un percorso molto doloroso per il ragazzo che, in un’aula di tribunale, sarà chiamato a raccontare cos’è accaduto tra lui e quello che all’epoca era il parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore a cui il minorenne, come racconta il capo d’imputazione, «era stato affidato per ragioni di educazione religiosa quale sacerdote e parroco». Procede, quindi, l’inchiesta penale le cui indagini sono state svolte dalla Mobile alla guida di Pierfrancesco Muriana e va avanti anche l’inchiesta collaterale per don Vito, il processo canonico che è da poco entrato nella fase del dibattimento.

Il procedimento della Chiesa è nato in seguito alla sospensione di don Vito da parte dell’arcivescovo Tommaso Valentinetti che, nel luglio 2013, in seguito alle segnalazioni di presunti comportamenti scorretti, aveva sospeso “ad cautelam” il parroco di Villa Raspa originario di Cepagatti.

Tra gli incarichi svolti da don Vito c’era stato anche quello di cerimoniere della curia: un ruolo apicale e fiduciario venuto meno in seguito alla sospensione che gli aveva lasciato solo la possibilità di concelebrare la messa all’interno del convento delle suore di clausura di Pescara Colli.

La sospensione, arrivata improvvisamente, era stata decisa nel luglio del 2013 ma tenuta riservata fino all’8 novembre quando monsignor Valentinetti ha affidato a una nota la sua decisione. Nel frattempo, gli investigatori della Mobile, sempre qual giorno, hanno perquisito la casa dei genitori di don Vito portando via il telefonino e il computer del parroco su cui stanno lavorando alla ricerca di conferme del reato.

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