I giudici: «Pane precotto solo confezionato»
I piccoli fornai battono la grande distribuzione, che dovrà distinguerlo da quello fresco
PESCARA. I piccoli fornai battono i giganti della grande distribuzione: d’ora in poi il pane precotto e surgelato potrà essere posto in vendita solo se preconfezionato, al fine di garantire il rispetto di igiene e sicurezza. Lo ha sancito nei giorni scorsi una sentenza del Consiglio di Stato, che conferma in via definitiva quanto già disposto in precedenza dalla Corte di Cassazione a tutela della sana alimentazione. Il preconfezionamento obbligatorio del pane interesserà soprattutto la grande distribuzione organizzata, che di fatto dovrà distinguere correttamente quello precotto da quello fresco. La terza sezione del Consiglio di Stato ha infatti confermato le sanzioni inflitte a un supermercato per accertata «commercializzazione senza confezione né etichetta di pane precotto, surgelato o meno, in violazione delle norme nazionali».
Esprime soddisfazione la Fiesa Assopanificatori-Confesercenti Abruzzo e Molise. «Con questo nuovo atto, che vale su tutto il territorio nazionale, il Consiglio di Stato sposa pienamente la tesi portata avanti con caparbietà dalla nostra organizzazione», sottolinea Vinceslao Ruccolo, presidente Assopanificatori Abruzzo e Molise, «è stata una dura battaglia tra i fornai e i giganti del commercio, i quali insistevano sulla vendita del pane in modalità “self service”. Speriamo soltanto che tutti stiano rispettando la sentenza».
In sostanza, la Cassazione prima e il Consiglio di Stato poi, confermano che non può essere consentita ai consumatori la manipolazione dei prodotti da forno prima di imbustarli; gli stessi non possono accedere neanche tramite appositi recipienti e imballaggi disponibili unitamente a bilance ad hoc per la pesatura e il prezzo, in quanto questa prassi aziendale è ritenuta illegittima per evidente contrasto con le vigenti norme in tema di igiene e sicurezza alimentare.
«Bene fanno gli organi di vigilanza ad alzare la guardia verso questo fenomeno di diffusa illegalità nella commercializzazione di pane fresco che, ricordiamo, è solo quello che produce il fornaio», conclude Gianfranco Fallucchi, vicepresidente della Assopanificatori Abruzzo e Molise. (m.d.n.)

