I giudici: siamo sotto attacco dei politici

Realfonzo, nuovo presidente: c’è una campagna tesa a legittimare il ridimensionamento della giustizia amministrativa
L’AQUILA. L’eterno contrasto tra politica e magistratura è stato il tema dominante della relazione del nuovo presidente del Tar dell’Aquila, Umberto Realfonzo, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
GIUDICI E POLITICI. «Il giudice amministrativo», ha detto Realfonso, «finisce per creare molti scontenti e si trova inevitabilmente esposto al fuoco incrociato della classe politica, della dirigenza amministrativa, dei titolari degli interessi privati e dei rappresentanti di quelli collettivi». «La classe politica», ha aggiunto il giudice nel primo giorno di lavoro nel nuovo incarico, «anche ai massimi livelli e senza distinzioni di appartenenza, assume posizioni di aperta ostilità fondate sulla convinzione che il giudice amministrativo tenda a erodere la discrezionalità della pubblica amministrazione, sia troppo propenso ad accogliere le ragioni dei ricorrenti, sia causa della crisi dell’azione amministrativa e costituisca un freno allo sviluppo economico». «Si tratta di campagne tese a legittimare», ha aggiunto il successore di Antonio Amicuzzi, da poco in pensione ma ieri presente alla cerimonia all’Aquila, «il continuo tentativo di introdurre progressivamente misure dirette a ridimensionare il ruolo della giustizia amministrativa e di introdurre elementi che, di fatto, mettono a rischio l’indipendenza stessa del plesso. Di qui le estemporanee proposte di intervenire sui meccanismi processuali». Realfonso non le manda certo a dire: «Non mancano i casi di pubblica amministrazione il cui l'agire è illegittimo, capzioso, equivoco, contraddittorio, e viola i canoni dell'imparzialità, e di buona amministrazione. In questi casi è evidente che il giudice debba farsi carico di assicurare l'effettività della tutela e garantire il corretto esercizio dei pubblici poteri».
CASO VACCINI. «L'orientamento del Tar in materia di obbligo vaccinale quale requisito di accesso alla scuola dell'infanzia, è stato quello di non consentire la riammissione». Lo ha precisato il nuovo presidente del Tribunale amministrativo regionale a anche a fronte di una recente sentenza pubblicata dal Centro che ha confermato questo indirizzo.
DATI E ORGANICI. «Nel 2018», ha detto il presidente del Tar, «a fronte di 524 ricorsi introitati sono state emesse 436 sentenze comprese quelle brevi, 128 decreti decisori e 44 decreti collegiali. Si deve registrare una diminuzione delle pendenze rispetto all’anno precedente nonostante l’avvenuta riduzione del personale di magistratura a disposizione e la ricordata persistente carenza di personale amministrativo». «Troppe richieste di sospensive», ha commentato, «sono dirette solo a ottenere una sollecita fissazione del giorno dell’udienza di merito con il risultato di appesantire lo svolgimento della camera di consiglio».
L’AVVOCATURA. Non è passato inosservato l’intervento del presidente dell’Ordine degli avvocati distrettuale dell’Aquila, Carlo Peretti, anch’egli critico con la pubblica amministrazione.
«Mi chiedo se non sia irritante», ha detto, «che in caso di accertamento della mancata esecuzione di una pronuncia giudiziale da parte della pubblica amministrazione, la sentenza di condanna già contenga la nomina di un commissario ad acta perché agisca in caso di ulteriore inadempimento da parte dell’amministrazione interessata. Vivendo le problematiche di questo territorio martoriato dalle conseguenze del terremotorisulta dilatato persino il tempo per la nomina di un dirigente con potere di firma come accaduto per gli Uffici speciali per la ricostruzione ricadendo ciò sui diritti dei cittadini».
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