I guanti e le mascherine invaderanno le discariche

16 Maggio 2020

Il Politecnico di Torino: nella Fase 2 useremo un numero enorme di dispositivi

PESCARA. Igienizzazione, guanti e mascherina: è il mantra ormai entrato a far parte del nostro rituale quotidiano, un mantra destinato ad accompagnarci per un bel po’ di tempo. Probabilmente anche dopo l’agognato appiattimento della curva dei contagi. Perché sono proprio i dispositivi di protezione, insieme al distanziamento, ci ricordano gli esperti un giorno sì e l’altro pure, a costituire il più sicuro sistema per assicurare che la situazione resti sotto controllo.
Ma nelle strade semideserte del post-lockdown, tra le erbacce e le piante che si riprendono i loro spazi tra le fessure dei marciapiedi e ai bordi delle strade, ecco spuntare il blu e il celeste di decine di guanti monouso abbandonati e il bianco annerito dal calpestìo di altrettante mascherine. Una nuova forma di inquinamento che porta con sé più problemi di quanti a un primo sguardo si possano immaginare. Innanzitutto, l’immediato rischio sanitario causato da dispositivi potenzialmente contaminati rilasciati nelle strade, ma anche il fatto di immettere nell’ambiente materiali non riciclabili e non biodegradabili, plastiche come polipropilene destinate finire in mare per trasformarsi, se non intercettati, in microplastiche pronte a rientrare nella catena alimentare marina (e poi umana).

IL DECALOGO
DELLA REGIONE
La Regione Abruzzo è al lavoro per stilare un decalogo per spiegare alle aziende come smaltire i dispositivi protettivi utilizzati dai dipendenti.
«Al momento», spiega l’assessore all’ambiente Nicola Campitelli, «mascherine e guanti vanno conferiti nell’indifferenziata. Le modalità specifiche verranno chiarite il prima possibile».

UN MARE DI PLASTICA
Sembra che le coscienze ambientaliste risvegliate l’anno scorso dalle immagini delle immense isole di plastica galleggianti negli oceani si siano prontamente sopite, anestetizzate da una paura più grande e più immediata, quella del contagio da coronavirus.
«Tutto quello che buttiamo nell’ambiente rischia di finire in mare» spiega Filomena Ricci, delegata per l’Abruzzo del Wwf. «Già sono comparse le immagini di mascherine e guanti adagiati sui fondali, materiali che con i loro colori sgargianti possono essere scambiati per cibo dalle tartarughe marine e da altri animali marini». «Il Mediterraneo è uno dei mari più inquinati del Pianeta», prosegue accorata l’ambientalista, «e il problema delle microplastiche tenderà a peggiorare, perché mascherine e guanti saranno sempre più diffusi. Una recente stima del Politecnico di Torino indica per i prossimi tempi un consumo di oltre un miliardo di mascherine al mese».
In effetti, i numeri dello studio dell’istituto piemontese sono impressionanti: 9mila metri cubi di gel igienizzante, 456 milioni di guanti, 250 mila cuffie per contenere i capelli lunghi. «Tutte cose da smaltire: molti nell’indifferenziato, ma alcuni tipi di guanti in vinile possono andare nel bidone della plastica, verificando il materiale».
«Ci troviamo in questa situazione», conclude Ricci, «a causa del rapporto sbagliato che abbiamo con la natura. Questa esperienza dovrebbe insegnarci qualcosa».

I PROBLEMI DELLA FASE 2
L’appello del Wwf è rivolto a tutti: ai cittadini, perché si comportino in modo responsabile, alle autorità e alle aziende perché facciano tutto il possibile per favorire i comportamenti corretti. Anche dopo la Fase 2, quando bar e ristoranti dovranno dare la precedenza agli oggetti usa e getta per contenere il pericolo di contaminazioni. «Dovremmo favorire possibilmente gli oggetti compostabili», è il consiglio della delegata Wwf, «di carta oppure di plastica biodegradabile. E anche nelle sanificazioni, cerchiamo di capire quali sono veramente efficaci e indispensabili, altrimenti utilizziamo metodi più ecocompatibili».
Le medesime preoccupazioni per i pericoli di questa abnorme immissione di plastica nell’ambiente le condivide Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo. «La nostra prima reazione», spiega, «è stata di richiamare tutti a un corretto smaltimento del materiale. Seguendo le linee dell’Istituto superiore di Sanità, mascherine e guanti vanno gettati nell’indifferenziata. Ma in linea di massima, consigliamo di utilizzare mascherine riutilizzabili e certificate. Il rischio che si corre in mancanza di un corretto smaltimento è sanitario, oltre che ambientale. E globale».

UN SISTEMA ECONOMICO
PIÙ SOSTENIBILE
Ha un rammarico, Di Marco: «A mio avviso», spiega, «se quest’anno non ci fosse stata questa pandemia, sarebbero partite alcune misure a favore dell’ambiente, come la plastic tax, che ora sono rimaste bloccate. E intanto continuiamo a immettere plastica nell’ambiente. Plastica che si frammenta, viene ingurgitata dagli animali».
E nella fase 2, sia nelle ordinanze abruzzesi che in quelle nazionali, le misure tendono ad aumentarne ancora l’utilizzo. «L’attenzione deve essere forte», ribadisce con decisione Di Marco. «Bisogna predisporre misure idonee per evitare i rischi. La crisi economica non deve fare passare in secondo piano i problemi dell’ambiente. Anzi, questa situazione può accendere i riflettori su certe problematiche ed essere l’occasione per far partire delle buone pratiche. Proprio oggi (ieri, n.d.r.) l’Abruzzo ha ricevuto le bandiere blu, le abbiamo prese anche per il corretto trattamento dei rifiuto».
«L’attività economica», conclude il presidente di Legambiente, «deve ripartire nell’ottica di una gestione più sostenibile. Perché, come ha detto il Papa in piazza San Pietro: “Pensavamo di rimanere sani in un mondo malato”. Invece, siamo fragili e una cattiva gestione dell’ambiente ci rende ancora più vulnerabili».
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