I lavoratori del Cementificio: la nuova proprietà salvi i posti

14 Aprile 2015

Il passaggio da Sacci a Buzziunicem dovrebbe portare alla mobilità di 17 dipendenti dal primo giugno I sindacati: chiediamo il blocco dei licenziamenti e di essere riassorbiti in altre sedi produttive

PESCARA. «Noi chiediamo il blocco delle procedure sui licenziamenti collettivi e di essere riassorbiti in altre sedi produttive». È la richiesta arrivata dalle Rsa, le rappresentanze sindacali aziendali della Cisl, attraverso Carlo Iezzi, un dipendente del Cementificio (di proprietà della Sacci spa) di via Raiale, che, stando a quanto dichiarato dai sindacati, dal primo giugno dovrebbe porre in mobilità 17 lavoratori, mentre altri tre dovrebbero essere ricollocati in altri stabilimenti dell’azienda, che dovrebbe essere rilevata da Buzziunicem.

Ma una conferma da parte della Sacci spa, per quanto riguarda la chiusura del Cementificio, non è arrivata, in quanto, al Centro, che l’ha contattata più volte (anche per ottenere una replica alle osservazioni dei dipendenti), da parte della segreteria romana è stato risposto che i dirigenti competenti in materia al momento non erano presenti in stanza. Iezzi, della Rsa della Cisl, 40 anni, sposato, e con due bambini, al lavoro al Cementificio da 16 anni, è preoccupato. «In media qui abbiamo sui 40-45 anni», fa notare Iezzi. «E in caso di licenziamento si creerebbe un grave problema sociale. Il discorso è che, per quanto riguarda Pescara, non abbiamo comunicazioni da parte dell’azienda. Ma è grave che anche gli enti pubblici locali non si stiano occupando della vicenda. Neanche gli ambientalisti si stanno muovendo. Infatti se il Cementificio dovesse essere dismesso, diventerebbe un “mostro” abbandonato», continua Iezzi. «Ci sarà campo libero per chi vorrà occuparlo. Inoltre, non comprendiamo un altro aspetto della vicenda», si chiede il rappresentante sindacale aziendale. «Al momento qui da noi la produzione è ferma e non capisco», si domanda Iezzi, «l’utilità della manutenzione straordinaria che stiamo portando avanti, come pure ritengo inutile che continui a esserci un ufficio spedizione, visto che le vendite sono state dirottate altrove. In altre parole», conclude Iezzi, «la produzione è ferma, ma andiamo avanti lo stesso con la manutenzione».

Idem da un altro lavoratore, Pantaleone Di Renzo, della Rsa della Cgil, addetto all’officina meccanica. «Perdere il lavoro sarebbe un bel problema», sottolinea Di Renzo, 55 anni, sposato e con tre figli, alle dipendenze della Sacci da 14 anni. «Se succedesse questo», fa notare il lavoratore, «qui tutti sarebbero messi male e mi chiedo perché, nonostante che da noi il cemento si vendesse, la vendita di esso sia stata trasferita altrove».

Un problema, tra l’altro, quello evidenziato da Iezzi, relativo al possibile abbandono dello stabilimento, posto anche dall’urbanista Lucio Zazzara, professore associato all’università d’Annunzio, il quale, mesi fa, si era interrogato sul destino del potenziale ecomostro. Per l’abbattimento della struttura, aveva stimato l’architetto, potrebbero occorrere «dieci milioni di euro».

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