I malati al caldo Gli uffici al fresco

24 Luglio 2015

Viaggio all’ospedale: 34° al Cup con i condizionatori spenti A Oncologia 33°, ma le stanze dei primari sono refrigerate

PESCARA. Quelli fortunati hanno i ventilatori puntati addosso come accade nel reparto di Pneumologia o la ventola attaccata al soffitto come a Geriatria: almeno si muove un po’ d’aria, anche se è calda. Quasi tutti gli altri si affidano al gioco della corrente, aprendo e chiudendo le finestre. Ma è un gioco difficile perché all’ospedale fa caldo. Lo sanno i pazienti ricoverati in quasi tutti i reparti, ancora di più quelli costretti a stare nei corridoi, e lo sanno i malati che si curano al day hospital di Ematologia e Oncologia, obbligati ad aspettare per ore in sale d’attesa roventi. Quasi tutti, perché ci sono anche quelli che si riparano negli uffici con i condizionatori: «Si invita a tenere la porta sempre chiusa per ottimizzare la climatizzazione della stanza», recita un avviso che sa di beffa per i pazienti attaccato a uno degli uffici di Urologia, al quarto piano, mentre nella sala d’attesa riscontriamo 31 gradi.

Sono le 13, ieri, e il sole batte sulle sedie rosse della sala d’attesa di Oncologia: le finestre sono spalancate e le tapparelle alzate, tanto l’aria condizionata qui non c’è e il nostro termometro segna 33 gradi. A un passo c’è la sala d’attesa di Ematologia: qui almeno non ci batte il sole e si aspetta in penombra, ma lo stesso termometro dice che ci sono 31 gradi. I reparti della sofferenza, quelli in cui si lotta non solo contro le malattie ma anche contro la paura, sono tra i più caldi dell’ospedale. I pazienti usano i ventagli, ma non basta. Stessa scena al primo piano, sala d’attesa di Cardiologia, 31 gradi. Al terzo piano, stanno a 31 gradi a anche i bambini in attesa delle visite a Pediatria: tutti sudati vicino ai dipinti dei Puffi e della Carica dei 101.

Al reparto di Medicina 2, settimo piano, ci sono tre letti in corridoio protetti dai paraventi per dare l’illusione della privacy che non c’è: uno dei pazienti parcheggiato nella rientranza della corsia è a petto nudo e sotto al letto tiene 4 bottiglie d’acqua. È l’unico modo per difendersi dal caldo: bere. Lo sanno anche i dirigenti dell’ospedale, tanto che in ogni angolo ci sono i manifesti con i consigli su «come vincere il caldo e come fare per difendere la nostra salute dai rischi delle ondate di calore». Sembra uno scherzo: accanto al manifesto, nella sala d’attesa dell’Osservazione breve del Pronto soccorso ci sono 32 gradi. Dentro il Pronto soccorso ci sono due condizionatori: il primo non ce la fa a raffreddare la sala d’attesa che resta sempre intorno ai 29 gradi; il secondo nella zona interna, puntato a 22, rinfresca un corridoio di 4 metri che diventa un porto di mare. Ma un cartello ricorda che non si può aspettare in quel corridoio.

Fa caldo anche al Cup: condizionatori spenti, finestre aperte e 32 gradi nella sala A, quella più grande; 34 gradi nella sala B con le porte d’ingresso spalancate sotto la copertura di plastica che provoca un effetto forno e solo un ventilatore diretto alle impiegate dietro la scrivania e ai cittadini. Ma una consolazione c’è: l’afa svuota il Cup e non c’è ressa per prenotare visite ed esami.

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