I martiri di Colle Pineta raccontati ai bambini

12 Febbraio 2017

Cerimonia alla scuola “11 febbraio 1944” con figli e nipoti dei partigiani uccisi La dirigente: «Ancora oggi quei ragazzi ci trasmettono dignità e difesa dei diritti»

PESCARA. «Mio padre lo hanno fucilato seduto su una sedia perché poco prima lo avevano massacrato di botte, e con lo stomaco sfondato da una cinghia di cuoio avvolta nel filo spinato, non si reggeva in piedi». È straziante il racconto di Franca Di Natale, figlia di Raffaele, uno dei nove partigiani trucidati dai nazifascisti l'11 febbraio 1944 a Colle Pineta. Gli altri sono Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Aldo Grifone, Alfredo Mario Grifone, Vittorio Mannella e Aldo Sebastiani, Stelio Falasca.

Ieri un'altra toccante cerimonia, dopo le tante che si sono susseguite negli ultimi venti anni, nel cortile della scuola “11 febbraio 1944”, diretta da Maria Rosaria Colangelo, che ospita il Cippo commemorativo dei martiri della Banda Palombaro. Tra la folla i familiari dei caduti, figli e nipoti che hanno esortato i presenti a non dimenticare, sostenuti dalla forza dei ricordi e dalla presentazione di documenti inediti, frutto di laboriose ricerche storiche a cura di Rita De Petra e Filippo Paziente. Un centinaio di bambini delle classi quarte e quinte delle elementari di Colle Pineta e di Palombaro (comune teatino), accompagnati da genitori e insegnanti, cappellini tricolore in testa, molto preparati sull'argomento, sono stati i protagonisti della manifestazione organizzata dai docenti Marzia Ghiotti, Caterina Spadaro e Giuseppe Quitadamo, in collaborazione con l'Anpi ( Associazione nazionale Partigiani Italiani), che tra canti, cori , musica e ricordi hanno letto i diritti costituzionali dei bambini, tirato fuori dalla valigia della memoria le foto delle vittime dell'eccidio, deposto palloncini rossi a forma di cuore sul cippo benedetto da don Rocco Ruccolo, parroco della Stella Maris e Santa Famiglia. «Ho capito l'importanza storica dell'evento quando mi sono recata da sola, anni fa, a guardare il cippo col cuore di una madre», ha detto la dirigente Colangelo, che ha citato il progetto scolastico di formazione alla memoria “Gocce nel mare” «I parenti delle vittime devono sentirsi orgogliosi perché ancora oggi i loro ragazzi uccisi ci trasmettono valori di dignità e difesa dei diritti. Alle nuove generazioni devono arrivare messaggi di speranza».

«A 73 anni dall'eccidio, questo è il tributo di riconoscenza per le nuove generazioni», Il sindaco Marco Alessandrini. «Un Paese senza memoria è come una pianta senza acqua, lo sguardo al passato ci consente di affrontare il futuro». Alessandra Santarelli, nipote di Stelio Falasca, ha rammentato lo zio torturato dai fascisti e letto una interrogazione parlamentare degli anni Cinquanta che contesta lo spostamento del processo da Chieti a Vasto del capobanda Fioresi, il quale «al servizio della Repubblica di Salò e del tedesco invasore, si rese colpevole con altri, del massacro dei patrioti in Chieti». Amalia Cavorso, insieme alla figlia Maria Carla di Giovacchino, hanno consegnato al Centro le lettere di Nicola Cavorso, dipinto come «un ragazzo ribelle e molto acculturato, laureando in matematica e punto di riferimento intellettuale per la famiglia». Per la prima volta insieme, uniti nel ricordo, gli amministratori dei Comuni di Pescara, Chieti e Palombaro, i sindaci Marco Alessandrini, che ha deposto, dopo un minuto di silenzio, la sua fascia tricolore sul Cippo recante i nomi delle vittime; Umberto Di Primio; l'assessore alle Politiche sociali di Palombaro Pietro De Vitis; l'assessore Paola Marchegiani, nella cui delega alle Tradizioni cittadine ha inglobato la manifestazione fra i principali eventi di cui coltivare la memoria; Antonella Allegrino,Riccardo Padovano, Gianni Melilla, Stefania Catalano per l'Ufficio Scolastico regionale. La cerimonia si è conclusa con l'Inno nazionale e col simbolico passaggio del testimone degli studenti ai compagni di scuola che l'anno prossimo avranno il compito di magnificare quel luogo di dolore e speranza.