I medici di famiglia: «Pronti a lavorare al pronto soccorso»

La proposta avanzata a Regione e Asl dai sindacati Fimmg, Snami e Smi per azzerare code e attese È la replica agli allarmi lanciati dai primari Albani e Simeone sul sovraffollamento nei reparti
PESCARA. Medici di famiglia pronti a uscire dagli studi e a ricevere l’utenza nel pronto soccorso dell’ospedale. L’obiettivo è snellire le ore di fila dei pazienti in attesa con codici bianchi e gialli e migliorare le prestazioni professionali, per il bene dei malati e del personale medico.
È la risposta delle associazioni e sindacati dei medici di base, Fimmg, Snami e Smi, rispettivamente rappresentati da Guido Cerolini, Evaldo Crisante con Nicola Grimaldi e Silvio Basile, all’allarme, rilanciato ieri all’utenza, dai primari del pronto soccorso e di Geriatria, Alberto Albani ed Emilio Francesco Simeone (coadiuvato da Fabio Tolloso, Rosa Scurti e Franco Colameco) sulla necessità di rivolgersi ai medici di famiglia per non intasare i dipartimenti di emergenza- urgenza che in questi giorni hanno raggiunto numeri record, anche fino a 400 accessi in un solo giorno. «Un primo esperimento c’è stato circa cinque anni fa per un paio d’anni», ricorda Grimaldi, pescarese, medico di base a Montesilvano, «abbiamo operato per tre turni, dalle 8 alle 23, tutti i giorni, gomito a gomito con i colleghi del pronto soccorso. E il servizio ha dato risultati importanti in termini di soddisfazione della popolazione e gratificazione da parte degli operatori impegnati in questa esperienza». Lo studio del medico di famiglia portato dentro l’ospedale. Come funziona? «In sostanza», spiega il rappresentante dello Snami (sindacato nazionale autonomo medici di famiglia), «accade che il professionista che ha terminato la regolare attività nel suo studio (40 ore settimanali) dedica le sue ore libere al servizio in pronto soccorso accoglienza l’utenza dei codici bianchi e gialli, influenze, raffreddori, traumi minori. In questo modo può seguire i suoi pazienti, ma anche il flusso in arrivo. Tra queste persone, capita di ritrovare un proprio paziente che sceglie di rivolgersi alla struttura dell’ospedale perché contemporaneamente può eseguire più esami» senza fare avanti e indietro tra medico e presidio ospedaliero, «quindi si sente rassicurato» anche dal fatto che può ottenere risposte più rapide alle diagnosi e non importa se deve restare giornate intere in sala d’attesa. Di qui il sovraffollamento. Grimaldi suggerisce di ripetere l’esperimento, ma trova degli ostacoli: «Fimmg, Snami e Smi di Pescara», precisa, «hanno presentato un progetto, interamente finanziato, alla direzione sanitaria e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì in tempi non sospetti» rispetto alle emergenze del momento «motivati dalla dalla semplice constatazione che molti cittadini affollano il pronto soccorso senza passare prima dal medico o al presidio di continuità assistenziale.
La proposta, anche per avere locali dedicati come accade in altre regioni italiane, aveva suscitato l’interesse della Verì» ma non «del dirigente del pronto soccorso che ha sempre assicurato che avrebbe provveduto ad organizzare al meglio l’attività e che non ci sarebbero stati più problemi. Però i risultati sono sotto gli occhi di tutti». Le categorie, in breve , dicono «siamo pronti ad intervenire» nella gestione dell’assistenza agli utenti che affollano il pronto soccorso. E in merito alle vaccinazioni, i medici di base replicano che «siamo in linea a fronteggiare, con il nostro lavoro silenzioso, l’enorme numero di visite ambulatoriali e domiciliari richieste dai cittadini che si rivolgono direttamente a noi».

