I medici scendono in campo per difendere l’ospedale

9 Ottobre 2017

Ciofani: «No allo spezzettamento dei dipartimenti di emergenza e accettazione» La replica di Paolucci: non torno indietro. Marcozzi: priorità a servizio efficiente

PESCARA . Un confronto pubblico con i rappresentanti politici e istituzionali sull’istituzione dei Dea (dipartimenti di emergenza e accettazione) di secondo livello. A chiederlo sono il dottor Antonio Ciofani, già primario di nefrologia e dialisi, portavoce della Consulta clinica, e Fiorella Cesaroni, portavoce del comitato “Salvaguardia dell’ospedale di Pescara”. La Regione ha deliberato di istituire all’ospedale di Pescara il Dea per la rete politrauma e dello stroke; in quello di Chieti, invece, la rete per le emergenze cardiologiche.
La collocazione dei Dea di secondo livello in più ospedali, dicono Ciofani e Cesaroni, «per spezzettamenti di natura politico-elettorale, farà perdere tempo prezioso per trasportare il paziente da un ospedale all’altro. Perdere tempo può causare la morte del paziente. Le competenze sanitarie non si improvvisano. L’assurda spartizione salomonica», aggiungono, «riferendosi in senso letterale del termine perché si tratterà purtroppo di dividere in due il paziente acuto per accontentare due ospedali, va ostacolata con ogni mezzo. Su questa cosa stranamente concordano pubblicamente l’assessore regionale alla sanità, del centro-sinistra, la candidata Cinque Stelle alla presidenza della Regione e il consigliere regionale presidente della commissione di vigilanza, del centrodestra. Tutti e tre di Chieti. Questo deve far riflettere su chi sta facendo campanilismo pericoloso per i pazienti invece di analizzare oggettivamente e serenamente dati, ed epidemiologia . Nessuno spiega perché non viene recepito quanto sancito nel verbale della riunione congiunta del tavolo tecnico ministeriale, in ordine all’impegno di individuare il Dea di 2° livello nella struttura ospedaliera con il maggior numero di funzioni di Hub nelle reti tempo dipendenti».Se i rappresentanti politici non risponderanno, dicono Ciofani e Cesaroni, «chiederemo al Ministro della Salute di nominare un Commissario ad acta» .
Ma l’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, non è affatto intenzionato a tornare indietro. «Il punto è che non sono e non sarò mai d’accordo a spostare la cardiochirurgia da Chieti a Pescara», dice, «dopo l’enorme investimento fatto e le tecnologie innovative che vi sono state installate. La difesa di questo non mi pare affatto significhi essere chietino, ma un amministratore equilibrato. La Regione già dal 2016 ha fatto i suoi atti ma per l'istituzione delle Uccp occorre un accordo con i medici di base che non compete più alla Regione ma al ministero della Salute. Le accuse strumentali», conclude Paolucci, «lasciano il tempo che trovano. Per me le scelte sono state fatte, e io non torno indietro rispetto a quegli atti, adottati nell’ambito di un percorso limpido e cristallino. Un percorso lungo, che viene da un piano sanitario, poi da un gruppo lavoro che ha redatto documento, che infine è stato approvato. Io non tornerò indietro, e dubito che in Consiglio regionale si riescano a trovare i voti per farlo».
Anche Sara Marcozzi, consigliere regionale pentastellato, ed ex candidata alla presidenza della Regione, risponde. «Siamo assolutamente pronti a qualsiasi confronto pubblico», dice. «Quello che ci tengo a precisare, è la posizione del M5S, che ha sempre evitato ogni tipo di campanilismo, tenendo conto solo delle esigenze dei cittadini e dei pazienti. La nostra posizione è quella di un Dea di secondo livello funzionale Chieti-Pescara che valorizzi entrambe le strutture. Non bisogna dimenticare che l’ospedale di Chieti possiede un nuovissimo polo di cardiochirurgia che aspetta ancora di essere valorizzato. Ai cittadini non interessano le lotte di campanile, ma un’offerta sanitaria adeguata ed efficiente. Questo dovrebbe essere l’interesse di tutti». (e.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.