«I miei 105 anni tra guerra e voto alle donne»

Nonna Concetta Patelli di Penne si racconta: così da sola ho affrontato un mondo pieno di pregiudizi
PENNE. Il suo viso è stato segnato dal passare degli anni, ma la sua mente e i suoi ricordi custodiscono un bel pezzo di storia della comunità pennese. Una donna in gamba, che ha vissuto in prima linea i passaggi più significativi del Bel Paese, a partire dal voto alle donne. Una Penne diversa, più bella per certi versi e meno per altri. Concetta Patelli, 105 anni compiuti lo scorso 23 aprile, si è raccontata e ha raccontato com'è cambiato il suo paese.
Ben oltre il secolo di vita vissuto sempre con entusiasmo, con il cuore e voglia di fare. Gentile, a modo, garbata, Concetta Patelli, che ha festeggiato i 105 anni con parenti e figli, ha ancora tanta voglia di vivere la sua straordinaria vita. Nata appena dopo la prima guerra mondiale, ha vissuto la seconda guerra da ventenne. «In quel periodo», dice, «ho vissuto a Milano con i miei genitori e i miei fratelli. Ricordo con grande tristezza la paura per i continui bombardamenti. Tornammo poi a Penne, dove conobbi mio marito e mi sposai. Da allora sono sempre rimasta nel mio amato paese. Sono nata a Penne e ci ho vissuto fino ad 11 anni, per poi trasferirmi a Milano per motivi di lavoro di mio padre che collaborava con il fratello sarto Nicola. Poi sono tornata a Penne poco più che ventenne e non sono più andata via». Suo zio Nicola Patelli era un famoso sarto pennese. «Ricordo che era un bravissimo sarto ed aveva nel suo laboratori, a Milano, molti dipendenti suoi concittadini». Ma com'è cambiata la città di Penne rispetto alla sua giovinezza? «Per molti aspetti il paese è sicuramente cambiato in meglio, si è modernizzato ed arricchito di servizi e strutture, per altri forse no, come penso sia un po' dappertutto, anche perché il cuore torna sempre alle atmosfere e all'incanto della giovinezza». «Il centro storico era sicuramente più bello», prosegue Patelli, «con i negozi sempre in attività' e con un cinema e un cinema-teatro. Per i tempi era davvero tanto. Della Liberazione ricordo una grande e gioiosa festa. L'inizio e la promessa di libertà, progresso e di una nuova vita». Tra i suoi luoghi del cuore da giovane ricorda «il centro, con le sue botteghe, i suoi vicoli», oltre al «cinema e al teatro».
Ha lavorato per l'agenzia delle entrate. Non era consueto per una donna ai suoi tempi lavorare. «È vero ai miei tempi poche donne lavoravano. La stragrande maggioranza era in casa e si dedicava completamente alla famiglia. Dopo la morte di mio marito, giovanissima e con 2 figli in tenera età, mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a lavorare affrontando da sola le difficoltà e gli ostacoli della vita con tanta forza e tanto coraggio. Ero una delle poche diplomate all'epoca. Sono sempre stata una donna che ha affrontato con le sue forze un mondo maschilista e pieno di pregiudizi».

