«I miei bambini tremano ancora di paura»

Il racconto di Katia, scappata dall’Ucraina con i suoi 2 figli e ora al centro di accoglienza a Porta Nuova
PESCARA. Lisa, 8 anni, «si stendeva sul letto, sbarrava gli occhi dalla paura e cominciava a tremare», quando il suono delle sirene annunciava gli imminenti raid aerei o gli scoppi delle bombe. Il fratellino Maxim, 4 anni, correva come un forsennato dentro la piccola stanza dei giochi, nella casa di Dnipro, Ucraina orientale, e urlava a mamma e papà: «Scappiamo, scappiamo». Un po’ di quel terrore c'è ancora negli occhi dei due piccini che ieri mattina sgranocchiavano patatine e barrette di cioccolato, al sicuro, nel centro di accoglienza di Porta Nuova. Mamma Katia, 39 anni, commessa in un supermercato prima che la guerra li chiudesse tutti, osserva i suoi figli come per accertarsi che il peggio è passato.
La famigliola, arrivata con i nonni Stanislav e Alina, è stata accolta a braccia aperte da Nadia, suocera di Katia, che piange il figlio lontano, Olexandr, «rimasto a fare la guerra: mio figlio è sotto le bombe per difendere il nostro Paese», urla disperata. Accanto a lei, il compagno Nunzio Di Paolo, ingegnere ferroviario pescarese, che ha macinato 500 chilometri per andare a riprendere i nipotini al confine e ha messo a disposizione la sua villetta di campagna, a Scafa, nelle vicinanze del Lavino, per ospitare nuora e bimbi arrivati a Pescara giovedì scorso, via Mestre, dopo aver percorso 3mila chilometri dentro un bus con 43 persone a bordo.
È Nadia a raccontare, con la traduzione di Olga Nezhurina, che non riesce a trattenere le lacrime, le paure dei nipotini: «Ogni volta che suonava la sirena Lisa si stendeva sul letto, sbarrava gli occhi e cominciava a tremare. Mentre il fratellino Maxim correva nella stanza spaventato dagli allerta dei raid aerei, si infilava il giubbino, urlava ai genitori: scappiamo, scappiamo e li prendeva per mano tirandoli verso la porta». Da Rosciano, in provincia di Pescara, ieri mattina sono arrivate al centro di accoglienza di Porta Nuova, Valeria e Mira, 36 e 35 anni, mamme di 3 bimbi di 6, 8 e 10 anni, accompagnate dai volontari della locale Protezione civile, Agostina Grande (presidente), Anna Di Profio, (psicologa), Benedetta Del Papa e Natali Cerasa. I quali raccontano che le due mamme di bimbe ginnaste, sono riuscite a fuggire da Kharkov, dove hanno lasciato i mariti a fare la guerra, sfruttando i canali riservati agli sportivi. Ora sono ospiti in un ex asilo a Villa Badessa. (c.co.)

