I negozi si arrendono tre chiusure nel borgo

24 Maggio 2015

Città Sant’Angelo: bar, cartoleria e lavanderia del centro storico piegati dalla crisi L’opposizione: «Impossibile scaricare le merci e l’isola pedonale non esiste»

SANT’ANGELO. Chiudono i piccoli negozi nel centro storico di Città Sant’Angelo: via il bar, la cartoleria e la lavanderia da corso Vittorio Emanuele. Accade nella città che ha puntato sulla grande distribuzione e che dalla grande distribuzione ha ottenuto posti di lavoro e investimenti. Ma le piccole attività sono vittime della crisi e dell’avanzata dei colossi del commercio? La risposta è no per l’opposizione del gruppo Responsabilità comune che scarica sull’amministrazione Florindi: «Abbiamo chiesto una zona per il carico e scarico merci nel borgo ma anche questa proposta è stata bocciata». Un’accusa di scarsa attenzione al commercio, già lanciata in consiglio comunale, e che il sindaco Gabriele Florindi e gli assessori hanno sempre rispedito al mittente.

«Oltre che alla congiuntura economica», dicono i consiglieri Roberto Ruggieri, Lucia Travaglini, Maurizio Valloreo e Matteo Perazzetti, «le chiusure sono da imputare a mancati interventi per ridare respiro alle attività esistenti e fiducia in nuovi investimenti. Abbiamo visto chiudere negozi storici». I consiglieri si riferiscono al bar 900, alla cartolibreria dell’ex calciatore Franco Marescalco, alla lavanderia con il cartello «vendesi». «Di questo passo, non resterà niente», dicono i 4 che propongono progetti per vicoli, botteghe storiche, sconti sui tributi e la creazione dell’isola pedonale. Faremo proposte perché ora si tratta della condanna a morte del borgo o della rinascita».

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