«I nostri bilanci erano corretti»

24 Febbraio 2019

Forza Italia: la Corte dei conti archivia i controlli avvenuti durante la giunta Mascia

PESCARA. «La passata giunta di centrodestra, guidata dall’allora sindaco Luigi Albore Mascia, non ha mai sforato il Patto di stabilità, né ha commesso altre irregolarità nella gestione contabile delle casse comunali. Lo ha certificato nero su bianco la procura regionale della Corte dei conti che dopo quattro anni ha archiviato il fascicolo ispettivo aperto nel 2015 dalla Ragioneria generale dello Stato e riferito al bilancio 2013». A farlo presente sono stati ieri il capogruppo e i consiglieri di Forza Italia Marcello Antonelli, Luigi Albore Mascia ed Eugenio Seccia. «Così», ha detto Mascia, «si ristabilisce la verità su cinque anni di amministrazione corretta e soprattutto si dimostra che non c’è mai stata alcuna correlazione tra lo stato di predissesto chiesto dall’attuale sindaco Marco Alessandrini e quei bilanci su cui oggi c’è una validazione della Corte dei conti».
I tre consiglieri hanno quindi mostrato la sentenza di archiviazione della procura della Corte dei conti, arrivata in Comune il 18 febbraio scorso. «Oggi finalmente si fa piena luce su due questioni molto importanti ripristinando la realtà dei fatti», ha affermato Antonelli. Erano 10 i punti contestati: l’errata imputazione all’esercizio 2014 di spese di competenza dell’anno 2013; la parziale iscrizione in bilancio delle spese inerenti l’aggio da corrispondere al concessionario della riscossione; il riaccertamento straordinario dei residui che non sarebbe stato riaccompagnato dalla reimputazione delle entrate e delle spese; una presupposta mancata valutazione della sussistenza dei titoli giuridici sulla gestione dei residui; il presunto mancato controllo sull’attività di riscossione dei crediti da parte della Soget e conseguente cancellazione dei residui attivi; la gestione delle somme aventi destinazione vincolata; la costituzione di un fondo di svalutazione dei crediti inadeguato; uno squilibrio nella gestione dei flussi di cassa; il presunto omesso reintegro delle entrate aventi specifica destinazione che sarebbero state utilizzate per far fronte al pagamento di spese diverse da quelle oggetto di vincolo di destinazione; il mancato rispetto del Patto di stabilità». «A questo punto, la procedura di predissesto si poteva evitare», ha concluso Seccia.