I nostri ragazzi troppo soli

22 Ottobre 2014

La dipendenza dai social e le relazioni virtuali risposta all’inconsistenza degli adulti

di Lalla D’Ignazio

Adulti inconsistenti, adolescenti allo sbaraglio. Un’equazione che sfiora l’ovvietà e che pure è drammaticamente il “selfie” della crisi che sta minando – in una sempre più ampia e socialmente trasversale fascia della popolazione – il normale, seppur conflittuale, rapporto con la crescita che i nostri ragazzi hanno. Basta il vissuto di ognuno di noi per sapere che il periodo dell’adolescenza è tra i più difficili e “cruenti” per l’animo che si attraversano nella vita. Ma ora è arrivato lo tsunami del “virtuale” che, affiancato alla crisi degli adulti, complica le cose.

«La cronaca registra ormai quotidianamente casi di bullismo, aggressività incontrollata e autolesionismo tra i minori, parallelamente sono sempre più numerose le evidenze cliniche e le richieste di consultazione e aiuto psicologico di genitori alle prese con figli giovanissimi che si trasformano in vendicativi stalker della reta, ostentano nudità e sessualità sul web, arrivando a una mercificazione del proprio corpo tramite internet , sconvolgendo talmente gli equilibri familiari e sociali da poter essere definita una “nuova emergenza”». A parlare è Elisabetta Catapane, psicologa e psicoterapeuta che si occupa dell’età evolutiva, docente di Psicologia forense all’università d’Annunzio di Chieti.

«Viviamo un’epoca complessa rispetto ad altri periodi storici, perché si sono ormai imposti fattori socio-culturali nuovi; pensiamo al web, al cellulare, ai social con facebook in testa, alle chat, insomma ai nuovi modelli di comunicazione, a come e quanto abbiano cambiato le nostre vite in poco tempo, fattori con cui si devono fare i conti, senza demonizzazioni. Ancor più, per quanto riguarda l’influenza di tutto questo sul periodo dell’adolescenza non abbiamo precedenti clinici, insomma uno “storico” cui fare riferimento: non sappiamo ancora decodificare gli effetti possibili del rapporto tra l’adolescenza – periodo che tra l’altro si è oggi allungato, andando dagli 11 anni fino, in molti casi, a quella che era considerata la prima giovinezza, i 18 e anche i 20 anni – e le nuove modalità di relazione, l’impatto di tutta questa “virtualità”, tra l’altro prolungata per buona parte della giornata, sullo sviluppo del minore e sulla qualità delle relazioni che lui riesce a instaurare». I genitori di un adolescente sono chiamati a confrontarsi con problemi di autonomia del figlio, con una personalità che si sta formando, con le fragilità di una persona che sta crescendo e mettendo in discussione sicurezze infantili per costruire faticosamente quelle dell’adulto, interiorizzando nuove certezze.

«Ma troppo spesso padri e madri sono disarmati di fronte alla responsabilità di educare, a loro volta intrappolati nelle maglie di una crisi di identità generale dell’adulto, presi da un incalzante giovanilismo che li porta, e ne ho frequente esperienza professionale, in competizione con i figli, presi da relazioni virtuali e dunque a loro volta incollati a fb o a whatsapp, dietro a mode, ossessive cure del fisico, corsi di cucina e quant’altro sia di moda. Un narcisismo imperante». E così il mondo degli adulti non rappresenta più per l’adolescente quell’approdo in cui trovare nuove sicurezze, quel modello di relazione che pure dovrebbe essere. E la solitudine tra il chiacchiericcio sui social diventa l’approdo. «Il ragazzo si rifugia nella realtà virtuale», spiega la psicologa, «crea una rete di relazioni virtuali a sostituzione di quelle vibranti, affettive, reali, rete che lo assorbe in certi casi totalmente. La fuga nella realtà virtuale è tanto più veloce quanto più consistente è la solitudine che l’adolescente sperimenta. Il mondo degli adulti deve interrogarsi sull’inconsistenza della relazione con i giovanissimi. Al genitore non deve bastare che il figlio vada bene a scuola e non avere per lui il tempo e la qualità dell’ascolto. Quello che drammaticamente accade è l’incontro con l’inconsistenza esistenziale dell’adulto. Oggi esiste un problema di natura ontologica. Gli esseri umani si mettono in cammino alla ricerca di sè dimentichi del fatto che la relazione con l’altro racchiude l’essenza dell’esistenza».

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