I papà pescaresi: non discriminate i bimbi

Appello delle famiglie di “Abruzzo made in China” che hanno adottato piccoli cinesi da anni a Pescara
PESCARA. Una battuta al supermercato, uno sguardo che ti fa allontanare in un bar. In questi giorni la psicosi coronavirus genera in molti casi una diffidenza che sfiora la discriminazione, e a farne le spese possono essere anche i più piccoli. Accade anche in Abruzzo, anche a Pescara. Lo sanno bene i genitori dei bimbi cinesi che domenica si sono incontrati in città a cementare una volta di più una solida amicizia.
Sono le famiglie di Abruzzo made in China, un gruppo spontaneo di mamme e di papà accomunati dal fatto di aver adottato dei bimbi cinesi, che oggi hanno tra i 4 e gli 8 anni e vivono in Abruzzo. L'incontro di domenica ha portato con sé una serie di racconti di queste ultime settimane per i loro bimbi, perfettamente integrati nelle città in cui vivono con le loro famiglie, eppure a volte guardati con diffidenza per il solo fatto di avere gli occhi a mandorla. O di essere nati in Cina. Già, perché l'equazione cinese=coronavirus è presto fatta e, anche quando non vi è alcun fondamento scientifico, supera il buon senso e turba le sensibilità. «Siamo famiglie che hanno esigenze comuni, avendo in casa figli piccoli provenienti dalla Cina», racconta Antonio Zannolli, uno dei papà, «Le ultime settimane non sono state facili. Non nelle scuole, dove grazie alle insegnanti si respira un'atmosfera di assoluta normalità come è giusto che sia, ma in altri contesti cittadini sì. I nostri figli sono esattamente come tutti gli altri, e questa diffidenza è assurda non ce la meritiamo».
C'è chi racconta di essere stato in fila a un supermercato con il figlioletto e di aver sentito la battuta: «Mettiamoci a distanza che sennò c'è il rischio di ammalarsi», o ancora occhiatacce, distanza, soprattutto nei luoghi pubblici. Cesare Paolini, un altro dei papà di Abruzzo Made in China, racconta del distacco avvertito quando si va in giro con i piccoli: «Spesso non si supera il livello dello sguardo strano, che pure fa male, o della battuta, ma a una famiglia di amici è anche accaduto che in un bar venissero allontanati dagli avventori del locale perché ''Sennò ci fate ammalare tutti''. Questo è un messaggio sbagliato che passa, e che nuoce ai nostri bambini e a tutti gli altri bimbi. Ed è paradossale che in un epoca in cui si può essere così informati con ogni canali, si cada in tranelli o psicosi ingiustificate di questo tipo».
Paola Toro

