I parroci: «Troppi poveri fategli ripulire le strade»

10 Febbraio 2018

File sempre più lunghe di senzatetto davanti alla chiesa dello Spirito Santo Appello dei sacerdoti: «Con un lavoro, ridiamo a loro una ragione per vivere»

PESCARA. Un mestiere per i senza fissa dimora. Potrebbero pulire i giardinetti, spazzare le strade, estirpare rovi lungo il fiume e ovunque vi sia una zona da riqualificare, custodire e infiorare le aiuole cittadine. Il lavoro c'è per «chi ha voglia di fare» e per chi «non vuole vivere di sola assistenza sociale».
Dopo l'allarme lanciato nel luglio scorso sui rischi connessi al gioco patologico, torna all'attacco don Luciano Volpe, vice parroco della chiesa Spirito Santo diretta da don Giorgio Campilii. I due sacerdoti, ogni settimana, il mercoledì, ricevono in chiesa almeno una cinquantina di persone, quasi tutti pescaresi, alcuni provenienti da Villa Celiera, Spoltore, Cepagatti, dai 30 ai 50 anni, soprattutto giovani, che chiedono aiuto.
«Noi diamo loro spiccioli per fare colazione», raccontano don Giorgio e don Luciano, «un euro o un euro e 50, a seconda dei fondi della parrocchia che abbiamo a disposizione, con i quali vanno a prendere un caffè e una brioche al bar. Ma ogni volta vanno via dai 50 ai 70 euro. Sono piccoli aiuti, ma non risolvono la grande emergenza della povertà in città». Una fila interminabile di senzatetto, persone poco alfabetizzate, ma tanto affamate. Su queste basi, don Luciano, appoggiato da don Campilii, chiede alle istituzioni comunali e al direttore della Caritas don Marco Pagniello di unire le forze per concordare un progetto che aiuti gli homeless a «riprendersi la propria vita e la propria dignità» attraverso un'attività che «li allontani dalla strada», ma soprattutto che ridia a queste persone «una ragione per vivere».
Come il lavoro: «C'è tanto da fare, se solo le istituzioni volessero impiegare queste persone per pulire le aiuole e i giardini, sarebbe una grande opportunità per loro, soprattutto a partire da marzo, quando in tanti lasceranno le strutture di accoglienza (come il centro Britti organizzato dal Comune) per tornare di nuovo in strada».
Una decisione presa sulla scia avviata da don Francesco Santuccione, abate della cattedrale di San Cetteo, che nelle settimane scorse aveva lanciato un medesimo appello e annunciato la creazione, a Rosciano in Val Pescara, di una fattoria che avrà lo scopo di «ridare valore alle persone attraverso un mestiere da imparare» sfruttando la terra e i suoi frutti. Un progetto fortemente voluto anche dall'arcivescovo della diocesi Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti.
«Sono tanti i poveri che scelgono di vivere sulla strada ed è difficile allontanarli dalla miseria e dal non far nulla quotidiano. Si accontentano dell'assistenza delle associazioni di volontariato, che sul territorio funzionano benissimo, a cominciare dalla Caritas», elabora don Luciano, «ma ce ne sono altre, di persone, che hanno voglia di riemergere dal buio e di riprendere in mano le redini del proprio destino».
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