I peones non vogliono perdere la poltrona

8 Dicembre 2016

La preoccupazione per il ritorno a casa senza vitalizio colpisce tutti. Anche i grillini ma Di Maio nega

ROMA. La paura dei “peones” di tornare così presto alla vita normale c’è, inevitabile, e in pochi pensavano potesse accadere.

Nella grande vasca del Transatlantico si parla della fine anticipata della legislatura tra i possibili effetti del referendum e dell’esito di una difficile crisi di governo. Di più: tanto anticipata da non far scattare il tempo minimo per accedere al vitalizio, una data fissata a meta settembre del 2017. La paura c’è sempre stata, c’è ancora e ha accompagnato la nascita dei governi deboli, tenuti in vita dagli onorevoli timorosi di andare a casa.

Certo i tempi sono cambiati, le vacche grasse della prima repubblica sono un pallido ricordo e il vitalizio non è più quello di una volta. Per un parlamentare al primo mandato oggi ammonta a circa 950 euro mensili, che comunque scatterebbero al compimento dei 65 anni. Ma considerando che i “novizi” in questa legislatura sono quasi il 70%, si capisce che il timore è ampiamente diffuso, combinato con la grande incognita di una ricandidatura che oggi nessuno può assicurare, neppure con la massima fedeltà al capo di turno. La lotteria delle prossime elezioni farebbe il resto e dunque il “parlamentare precario” sta passando giorni difficili. Guardando dentro le case dei partiti, il Movimento 5 Stelle ha il 100 per cento degli absolute beginners, arrivati in Parlamento grazie alle votazioni on line e una selezione quantomeno approssimativa. Per tutti loro, eccetto le prime linee, la riconferma sarà complicata dalle divisioni che attraversano il movimento e questo è il motivo per cui nessuno osa mettere in discussione la linea ufficiale. «Andiamo al voto prima possibile il problema del vitalizio non riguarda noi» assicura Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera che come altri “cittadini portavoce” ha conosciuto le stanze dorate di Montecitorio.

«C’è però un istinto di sopravvivenza che prevale« e nessuno può mettere la mano sul fuoco che pure chi ha nel suo programma la lotta alla casta, non possa esserne colpito. Lo conferma anche un grillino del nord che anonimamente ammette di “non aver voglia di tornare alla vita normale”, certo di non tornare nel grande circo della politica nazionale. Pino Pisicchio è il presidente del gruppo Misto, quello dei “senza casa”, forse precari più degli altri, perché dal giorno in cui sarà sciolta la legislatura dovranno bussare dai vicini.

«Il problema per molti è la perdita di uno status, motivazione più antropologica che economica» spiega il parlamentare pugliese, con il pensiero anche a chi è arrivato in Parlamento senza un vero mestiere e perciò nei prossimi mesi dovrà trovare una soluzione per campare. Tuttavia è meno pessimista di altri sulla fine della legislatura perché «arrivare a giugno o ottobre non fa molta differenza».

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