I periti ai pm: indagate sui costi del sottopasso

Si allarga l’inchiesta sulla donna morta a Fontanelle durante l’alluvione I consulenti: il Comune ha pagato 118mila euro per una perizia di variante
PESCARA. Potrebbe allargarsi l’inchiesta sulla donna morta nel sottopasso perché, nella perizia dei consulenti della procura, sono gli stessi ingegneri a spronare «a ulteriori approfondimenti tenuto conto», scrivono, «anche di un notevole incremento dei costi». Ogni aspetto del sottopasso di via Fontanelle, quello dove Anna Maria Mancini di Spoltore ha perso la vita a 57 anni ingoiata dall’acqua, è stato analizzato dagli ingegneri Enrico De Acetis e Fausto La Sorda che il pm Silvia Santoro ha incaricato per fare luce sulla tragedia del 2 dicembre 2013: all’alba Mancini si mette in macchina per rispondere all’allarme degli anziani genitori con la casa allagata e muore nel sottopasso pieno d’acqua. Attorno al dramma è nata un’inchiesta che si è evoluta con 4 persone indagate per omicidio colposo perché, come ha descritto il pm nel capo d’imputazione, le pompe installate avrebbero avuto caratteristiche «nettamente inferiori rispetto a quelle previste dal progetto».
Ma il lavoro dei consulenti potrebbe proseguire perché sono stati gli ingegneri, nelle conclusioni, a chiedere al pm «di valutare l’opportunità di disporre ulteriori accertamenti tesi a verificare le reali motivazioni di redazione della perizia di variante tecnica e suppletiva»: una perizia che – sempre secondo i consulenti – avrebbe «comportato un notevole incremento dei costi rispetto al progetto esecutivo originario». Una sorta di beffa perché non solo – per l’accusa – il progetto originario non sarebbe stato rispettato ma la perizia di variante, infine, sarebbe costata di più, circa 118mila euro liquidati all’impresa. Così, non è escluso, che l’inchiesta prenda altre direzioni. Intanto, i consulenti hanno ricostruito la cronistoria del sottopasso. L’opera originaria e «difforme dal progetto», come racconta l’avviso di conclusione delle indagini, risale al 2007 quando viene sottoscritto – sempre come riporta il pm – «il documento di regolare esecuzione dei lavori». Cambia l’amministrazione, si passa da quella di centrosinistra a quella di centrodestra, e l’impianto che doveva aspirare l’acqua ed evitare che il sottopasso si allagasse viene sottoposto a manutenzione nel 2011 e nel 2012. Trascorrono, quindi, 4 anni ma nessuno si accorge – come racconta la consulenza – che quelle pompe «avevano caratteristiche nettamente inferiori a quelle previste dal progetto». Accanto al cuore dell’inchiesta si aggiungono una serie di norme di sicurezza che «l’ente proprietario della strada, ovvero l’amministrazione» avrebbe dovuto garantire. Il sottopasso era segnalato? No, secondo i periti, che spiegano «che non era presente nessuna segnaletica verticale relativa alla presenza di pericolo di fenomeni di allagamento». Secondo il codice della strada in quel tratto un’auto avrebbe dovuto rispettare i 50 chilometri orari ma secondo i consulenti la velocità doveva essere ridotta a 30 chilometri «tenuto conto dei numerosi precedenti allagamenti». In ogni caso, sottolineano De Acetis e La Sorda, non sarebbe stato esposto il cartello con la scritta «zona soggetta ad allagamento». Il sistema di allarme acustico e visivo? «Non funzionante», secondo la perizia mentre le due telecamere erano in funzione. Le consulenza si conclude spronando ad «approfondire le apparenti e ingiustificate motivazioni e i lavori della perizia di variante». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

