I periti sul luogo della valanga Ma il processo rischia il rinvio

20 Febbraio 2022

Il sopralluogo fissato al 1° aprile: ci saranno il pool nominato dal giudice e tutti i consulenti di parte E l’udienza del 29 aprile potrebbe servire soltanto per concedere un’ulteriore proroga agli esperti  

PESCARA. Per poter concludere la superperizia sul disastro di Rigopiano, i quattro esperti nominati dal gup Gianluca Sarandrea hanno necessità di eseguire un sopralluogo sul luogo della tragedia dove, il 18 gennaio 2017, una valanga distrusse l'hotel Rigopiano e fece 29 vittime. Il sopralluogo sulle aree poste sotto sequestro verrà effettuato il prossimo primo aprile e sarà fatto in contraddittorio, così come hanno scritto gli esperti che hanno chiesto e ottenuto dal giudice l’autorizzazione.
Questo vuol dire che il primo aprile prossimo sul posto, insieme ai quattro periti (Daniele Bocchiola, Claudio Giulio Di Prisco, Marco Di Prisco e Giovanni Menduni, tutti del Politecnico di Milano), saranno presenti anche i consulenti nominati dalle parti civili e dai difensori: uno squadrone di esperti. Sarà dunque un mega sopralluogo dove troverà spazio il contraddittorio fra tutti: come fosse una udienza dove, però, le problematiche sono squisitamente tecniche e attinenti ai quesiti che il giudice ha posto ai suoi esperti, e condiviso con la folta platea di parti in causa (in totale circa 250 persone fra imputati, parti civili, parti offese e il nutrito collegio di avvocati). Un passo decisivo per la definizione di questa importante perizia che servirà poi al giudice per poter giudicare tutti e 30 gli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato.
Certo, a questo punto, e dopo questa richiesta di sopralluogo in programma il primo aprile, sarà difficile che si possa tenere l’udienza fissata per il 29 aprile. Quest'ultima era infatti la data fissata dal giudice che nella precedente udienza (quella servita per portare a quattro i suoi periti) aveva concesso ai suoi esperti di prorogare di 90 giorni i termini per il deposito della perizia. Ebbene, con questo sopralluogo da tenere, sarà impossibile rispettare le scadenze fissate e quindi, con grande probabilità, il 29 aprile si tornerà in aula, ma soltanto per concedere un’altra proroga ai periti che comunque dovranno avere anche il tempo di scrivere la perizia dopo aver raccolto tutti gli elementi utili. Ma, nonostante tutto, i tempi per arrivare a una sentenza di primo grado entro la fine dell'anno in corso, dovrebbero esserci lo stesso, anche se si avvierà la discussione all’inizio di settembre prossimo. Con un calendario piuttosto serrato, così come richiesto dal procuratore Giuseppe Bellelli (in aula con i due titolari dell'inchiesta, i pm Anna Benigni e Andrea Papalia) questo obiettivo dovrebbe essere centrato. Riguardo alla discussione, potrebbe iniziare a settembre in quanto bisogna calcolare il tempo necessario per la discussione sulla perizia che avverrà dopo il suo deposito. D’altronde, questo diventa il passaggio più significativo del procedimento perché, al di là dei vari quesiti posti ai periti, che hanno una indubbia valenza, la parte essenziale riguarderà le cause della valanga: e cioè quanto le diverse scosse di terremoto registrate la mattina del 18 gennaio abbiano influito sul distacco della valanga che provocò poi il crollo dell'hotel, sotto le cui macerie rimasero 29 vittime (su questo delicato aspetto le consulenze della procura e del collegio difensivo divergono in maniera totale). Questo è il vero punto nodale di tutto il procedimento.
Nell'ultima udienza il gup Sarandrea ha accolto la richiesta dell'ex sindaco di Farindola, Antonio De Vico, che, dopo aver scelto da solo la strada del rito ordinario, dopo la requisitoria dei pubblici ministeri che ne avevano chiesto il rinvio a giudizio, e prima dell’arringa difensiva, ha optato anche lui per il rito abbreviato. La sua posizione è stata quindi riunita al procedimento madre che ora viaggia verso la discussione per tutti i 30 imputati con il rito abbreviato, e quindi allo stato degli atti.