I pescaresi fanno la fila per donare il sangue

26 Agosto 2016

Centinaia di giovani in coda fin dall’alba al centro trasfusionale dell’ospedale: «Aiutare è un piacere»

PESCARA. Anche ieri sono stati in centinaia, soprattutto giovani, ad affollare il dipartimento di Medicina trasfusionale dell’ospedale civile, per donare il sangue ai feriti del terremoto. Una grande risposta di solidarietà, che va ad aggiungersi ai «350 che mercoledì hanno donato il sangue e ai 100 che hanno donato soltanto il plasma», come ha specificato la direttrice del Servizio trasfusionale di Penne-Popoli, Patrizia Accorsi. Una gara per dare una mano, in cui si sono presentati tutti, donatori di sangue occasionali e abituali. «In linea di massima», ha spiegato Accorsi, «abbiamo cercato di scoraggiare i donatori occasionali e abbiamo preferito quelli periodici, in quanto questi ultimi conoscono le regole di comportamento nella vita di tutti i giorni, ma abbiamo deciso di dare credito anche agli occasionali affinché prendano coscienza della donazione in sé». Insomma, l’appello di Accorsi è che la donazione del sangue non sia una tantum. «Il sangue, tra l’altro, non si crea in laboratorio e in estate qui siamo in crisi». Dunque, un afflusso straordinario ben accetto in ospedale. Per donare il sangue, si deve dapprima riempire una scheda e poi rispondere ad un questionario. Inoltre, si viene sottoposti anche a una visita medica in cui vengono misurate la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. «Il mio ringraziamento va», dice la direttrice, «oltre alla cittadinanza, che ha risposto con questo grande atto di generosità, e anche al personale dipendente, nel quale ci sono persone venute a lavorare tornando dalle ferie. Addirittura, una dalla pensione». Tra le persone ieri in fila a donare il sangue, Simone Luciani, un giovane pescarese. «Sono donatore da 15 anni e alla notizia del terremoto, sono venuto qui. Se non fosse accaduto quello che è accaduto, sarei venuto un altro giorno a donare, ma vista la necessità, mi sono precipitato. Consiglio a tutti di diventare donatore di sangue, in quanto è un piacere aiutare le persone e poi è un modo anche per controllare la propria salute». Lorenzo Cherubini, un altro giovane, è la prima volta che si reca in ospedale per donare il sangue. «Sono venuto per un senso di vicinanza verso coloro che hanno bisogno. Anche se è un pensiero che avevo in testa già da tempo. L’evento del terremoto mi ha spinto verso questa iniziativa che ritengo nobile. Se tutti facessimo la nostra parte, potremmo contribuire a migliorare le cose in generale». Per Carla, poi, una delle tante ragazze in fila, «donare il sangue è un dovere. Se si è in buona salute, è necessario farlo. Io sono già donatrice e ora ho approfittato della situazione per continuare a farlo». (VdL)