I pescaresi i più morosi d’Abruzzo, l’anno scorso eseguiti 335 sfratti
In Abruzzo, in linea con quanto accade nel resto del Paese, la percentuale degli sfratti emessi diminuisce. Ma Pescara si conferma come la città più morosa d’Abruzzo, dove aumentano gli sfratti...
In Abruzzo, in linea con quanto accade nel resto del Paese, la percentuale degli sfratti emessi diminuisce. Ma Pescara si conferma come la città più morosa d’Abruzzo, dove aumentano gli sfratti eseguiti con forza pubblica. «C’è ancora molto da fare nell’ambito delle politiche abitative», dice, Walter Rapattoni, segretario dell’Unione inquilini di Pescara. Nel corso del 2016 in tutta Italia sono state emesse 61.718 sentenze di sfratto, di cui 54.829 per morosità incolpevole, 4.350 per finita locazione e le restanti per necessità del locatore. Rispetto all’anno 2015 le sentenze di sfratto sono diminuite del 5,55%. Le richieste di esecuzione di sfratti presentate all’ufficiale giudiziario sono state 158.720, rispetto al 2015 si è registrato un +3,09%. Gli sfratti eseguiti con la forza pubblica sono stati 35.336, con un +7,99% rispetto al 2015. Anche in Abruzzo la situazione non è rosea, ma è migliore rispetto al dato nazionale. Nel 2016 le sentenze di sfratto emesse in Abruzzo sono state 1.262 con una diminuzione del 21,27% rispetto al 2015. La stragrande maggioranza sono per morosità (1.129 su 1.262). Gli sfratti eseguiti con forza pubblica sono stati 701, con una diminuzione del 7,03 per cento rispetto all’anno precedente, ma solo nella provincia di Pescara sono stati 335, con un aumento in controtendenza nella regione dell’8,06 per cento. Le richieste di esecuzione all’ufficiale giudiziario sono state 1.146 con una diminuzione del 20,86 per cento. «A fronte di questi dati chiediamo di dare risposte alle famiglie che avrebbero diritto a una casa popolare e che aspettano in graduatoria da anni e di usare la leva fiscale al fine di ridurre gli affitti. Serve, infine, un grande investimento per riconvertire il patrimonio pubblico non utilizzato ai fini della residenza sociale. La politica e le istituzioni non possono più temporeggiare».

