I precari del Covid, da eroi a disoccupati «La Asl ci assuma»

29 Marzo 2022

In cento chiedono la stabilizzazione, la Cgil cerca soluzioni L’assessore Verì: «Stiamo seguendo un programma» 

PESCARA. Durante la pandemia, quando il coronavirus ha cominciato a diffondersi e a uccidere, li chiamavano “eroi”. Sono gli oltre cento precari e ex precari, soprattutto operatori socio sanitari della Asl di Pescara, che hanno affrontato «per primi l’emergenza» legata al virus, in ospedale, e hanno «lavorato senza mascherine, senza vaccino, senza la disponibilità di tute, creando da zero il reparto Covid. Poi però, una volta usati, siamo stati dimenticati, mandati a casa e sostituiti da altri ed è stata una grande umiliazione. È passato un anno e, nonostante le promesse ricevute allora, oggi siamo a spasso. Abbiamo bisogno di lavorare e invece c’è il rischio che sarà stabilizzato chi è arrivato dopo di noi». Parole pronunciate ieri, nella sede della Cgil, dove il sindacato ha chiamato a raccolta alcuni di loro per ipotizzare un percorso risolutivo per la stabilizzazione chiedendo alla politica di attivarsi, con proposte e atti concreti. In Cgil sono arrivati i consiglieri regionali Antonio Blasioli, Silvio Paolucci, Marianna Scoccia e Dino Pepe e il senatore Luciano D’Alfonso, presidente della commissione Finanze del Senato, mentre nel pomeriggio Massimo Di Giovanni, della Cgil Funzione Pubblica, ha incontrato l’assessore regionale Nicoletta Verì, che ha fatto arrivare le prime risposte.
«Questi lavoratori, assunti inizialmente a tempo determinato per rispondere alla carenza strutturale di personale, rischiano di vivere uno stato di precarietà assoluta e permanente nonostante la legge nazionale ne preveda la stabilizzazione», ha spiegato Di Giovanni sottolineando che non tutti coloro che hanno lavorato per la Asl posseggono i requisiti per la stabilizzazione, ad esempio perché hanno prestato servizio attraverso le agenzie interinali. Sono «5 le specificità, cioè 5 le tipologie di situazioni» per le quali andrebbe trovata una soluzione, dice la Cgil.
Il sindacato, che punta poi a «reinternalizzare determinati servizi», parla a pochi giorni dalla scadenza di una serie di contratti (tra due giorni) e chiede che «non si operi solo con lo strumento delle proroghe, fino al 31 dicembre».
«Nella sanità pubblica ci si deve riorganizzare», ha detto il segretario della Cgil Luca Ondifero, tenendo conto «della dimensione della Nuova Pescara e della grande opportunità rappresentata dal Pnrr» e ciò che si vive oggi «è frutto della mancata programmazione del passato», ha aggiunto Paola Puglielli (Fp Cgil). Da D’Alfonso, conscio del fatto che «l’ospedale non ce l’avrebbe fatta senza di loro», è arrivata la disponibilità a portare avanti a Roma un emendamento per modificare la legge di bilancio, «sul quale dovete lavorare» per puntare sulle stabilizzazioni, mentre Paolucci ha suggerito anche «una legge integrativa regionale». Dall’assessore Verì l’annuncio di «un cronoprogramma che si sta seguendo, prima per realizzare le stabilizzazioni che sono già possibili. Sì, poi, all’emendamento, da condividere con altre Regioni, per ampliare la platea degli interessati, e sì anche alla reinternalizzazione dei servizi» sollecitate dalla Cgil, «per le quali portiamo avanti le procedure». Un nodo da sciogliere riguarda i numeri dei lavoratori precari e quelli del fabbisogno di personale e per questo l’assessore ha annunciato «un tavolo per ogni Asl, per determinarli».