I residenti in fuga «Quanta paura»

3 Agosto 2021

Da via Pantini a via Scarfoglio e tutte le traverse della Pineta Il racconto di chi è scappato: «Un dramma inammissibile»

PESCARA. Dal balcone di casa, in via Pantini, ha visto l’incendio partire aldilà della ferrovia, verso la collina. «Ero tranquillo, non mi sentivo a rischio, ed ero fiducioso per la mia incolumità e per quella della pineta qui di fronte. Pensavo che il rogo non scavalcasse i binari e invece il vento è girato e il fuoco si è via via avvicinato a casa e si è diretto verso la parte sud del tracciato ferroviario fino ad arrivare alla zona di Fosso Vallelunga, per poi attaccare la pineta». Mariano Camplone, 67 anni, racconta cosa ha visto domenica, dal momento in cui ha scorto le fiamme vicino alla galleria della ferrovia a quando il rogo ha raggiunto il comparto 5. Non ha subito danni particolari «perché qui attorno curo il verde e tengo pulito» e due giorni fa si è attivato subito, «insieme a tanti altri, usando varie pompe d’acqua per tenere lontane le fiamme».
Non si stupisce dei danni enormi subiti dalla pineta perché «questa zona è in abbandono, compresa l’area attorno alla ferrovia. Io immaginavo che facesse da tagliafuoco, con il terrapieno, e invece l’incendio ha trovato pane per i suoi denti, sia lì che nella riserva, perché non si pulisce, come segnalo nei miei esposti», dice ancora Camplone. Domenica il 67enne ha dovuto lasciare la casa e si è spostato nell’abitazione di San Silvestro ma poi è stato invitato ad uscire anche da lì, dove c’era un altro incendio che ha divorato un’ampia area verde, da strada vicinale Colle Breccia scendendo verso la Nazionale. A pochi metri da casa di Camplone c’era un vivaio, le strutture davanti all’abitazione del proprietario sono andate bruciate e lui è stato evacuato subito prima che nella pineta scoppiasse il rogo.
Sono rientrate a casa, invece, le suore dell’istituto Sacro Cuore di via De Cecco, evacuate subito – e portate in hotel per la notte, dopo un primo passaggio al Pala Becci – perché il fuoco aveva raggiunto il grande edificio giallo, e lo dimostrano la tenda bruciata della chiesa e i pini inceneriti nel cortile. «Abbiamo visto il fuoco dalla porta posteriore, qui si è riempito tutto di fumo, poi è arrivato un uomo che ha cominciato a prendere in braccio tutte le anziane suore (ce ne sono 43 nella struttura), alcune malate», racconta suor Rosa Elena, novant’anni. «Mi tiravano per la manica, per farmi uscire, ma ho detto che sarei stata l’ultima a lasciare la struttura e oggi ringrazio il Signore per la rapidità di questi giovani che ci hanno salvato». Un ringraziamento a chi si è dato da fare arriva da un residente della zona, Armando Foschi, che ha assistito all’intervento di «Marco Olivastri, un poliziotto fuori servizio, con due colleghi, Andrea Carafa e Matteo Palladinetti della Volante»: quando sono arrivati l’allarme antincendio suonava a tutto spiano, dalle suore, e si è scoperto che nell’edificio c’erano per la maggior parte suore non deambulanti. Le hanno portate fuori di peso con l’aiuto di un medico e poi sono state soccorse in strada dai volontari e dalla protezione civile.
Le fiamme sono arrivate, in via De Cecco, fino alla casa in ristrutturazione di Valentina e Stefano Fedele, che ha subito danni evidenti. «Eravamo al mare quando si è cominciato a parlare dell’incendio», racconta la giovane donna, «mio marito è venuto qui a casa con il monopattino ma non c’era ancora nessun problema per cui ci ha raggiunti al mare, per portarci in salvo. Siamo tornati qui attorno alle 19 e abbiamo visto che le fiamme erano arrivate fino a casa nostra e abbiamo saputo che Marco Schiavone, dello stabilimento Nuovo Tramonto, aveva spento tutto con un vicino. Ma eravamo certi che la casa non ci fosse più». Ha rischiato un danno doppio Clea Rocco, proprietaria del Lido 186, lungo viale Primo Vere, e di una casa nella zona. «Sono state messe a rischio la salute dei miei cari e la mia casa. È stato un miracolo che siamo riusciti a salvare tutto», dice. «Al Lido 186 eravamo circondati da vari focolai che partivano tra rovi, aiuole e alberi sulla strada e che siamo riusciti a spegnere. Per l’abitazione, invece il rischio è stato molto superiore» perché una villa confinante, «disabitata da anni, è in stato di degrado e abbandono e con un giardino incolto, lasciato all’incuria. Il fogliame secco ha preso subito fuoco e così abbiamo cercato di domare le fiamme con acqua, coperte bagnate ed estintori. Per fortuna sono arrivati i pompieri che poi hanno spento definitivamente l'incendio. Sono molto arrabbiata perché ho rischiato la salute della mia famiglia e poi tutta la mia casa. E questo è inammissibile».
Parla di miracolo anche il notaio Massimo D’Ambrosio. La sua villa sul lungomare è stata accerchiata dalle fiamme. Da una parte l’incendio che ha colpito gli alberi del giardino della casa di fronte e dall'altra le fiamme sul gazebo dello stabilimento Il Nuovo Tramonto. «Avevamo innaffiato il giardino da poco e forse questo ha impedito al fuoco di raggiungere direttamente noi», spiega. «Abbiamo una cisterna e un tubo di 50 metri che abbiamo usato dal balcone per contenere l'incendio nello stabilimento», racconta. «È stata incredibile la rapidità con cui si sono alzate le fiamme. A un certo punto, poi, dalla strada abbiamo sentito piangere le suore». (f.bu. - ma.pa.)