I ristoratori: le nostre attività devono ripartire in anticipo

Grido disperato delle aziende: aiuti fiscali e niente Tosap, altrimenti falliremo
La parola d'ordine per il mondo della ristorazione è "anticipare". Secondo le aziende della Cna bisogna infatti accorciare i tempi di attesa previsti per la riapertura di ristoranti e attività legate al mondo dell'alimentazione. Un'azione da fare, secondo la Confederazione nazionale dell’artigianato, soprattutto nelle regioni come l'Abruzzo dove l'epidemia ha colpito meno il territorio rispetto al Nord. Lo stato d'animo è quello di rabbia, delusione, timori per il futuro delle proprie attività. Un amaro menu che compone ogni giorno il pasto degli operatori di 11mila aziende abruzzesi legate a vario modo alla filiera produttiva del cibo, in particolare aziende di produzione, bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie, rosticcerie. Ma anche banchetti e catering, settori tutt'altro che di nicchia.
Il malcontento generalizzato è cresciuto dopo il nuovo decreto del 26 aprile scorso, che non dice niente sulle tanto attese aperture che, secondo le parole del premier Giuseppe Conte slitteranno a giugno. Che in ballo ci sia il destino di tanti, lo conferma la forza dei numeri, il cui linguaggio è universale. Una situazione che sta portando a uno scontro di carattere istituzionale tra la Regione, che promette di anticipare in autonomia la riapertura, e lo Stato che auspica una linea comune. Ma non basta riaprire.
Le preoccupazioni che vivono le imprese della ristorazione, che si dicono perfettamente informate della problematica della sicurezza, sono quelle di ristabilire prima un clima di fiducia. Capire cosa voglia dire realmente il rispetto delle distanze di sicurezza, perché almeno un metro potrebbe imporre a ristoranti, bar, pizzerie forse un dimezzamento delle sedute e degli ingressi, con gravi conseguenze per l’occupazione".
«Serve un piano di ripresa con regole certe», afferma Antonella Antenucci, presidente regionale di Cna Alimentare e titolare a Cupello di un’azienda che produce confetture e marmellate, «la stagione estiva è alle porte: gelaterie e pasticcerie hanno bisogno non solo di riaprire a pieno regime ma soprattutto di sapere come riaprire. L'aspetto dell'igiene è determinante sia dalla parte degli imprenditori sia da quella dei clienti. Ma indebitarsi senza regole certe non vale la pena».
Cna chiede a tutti i 305 comuni abruzzesi di concedere l’occupazione del suolo pubblico all'aperto gratis e l'aiuto del credito di imposta. Sulla condizione di difficoltà del settore insiste Giulia Mistichelli, presidente a Pescara di Cna giovani imprenditori, titolare di un ristorante.
«Senza aiuti concreti da parte del governo», sottolinea, «sarà difficile per molti ripartire e poter continuare a garantire un lavoro ai propri collaboratori. I ristoratori hanno bisogno di informazioni e tempistiche chiare per poter capire come riprogrammare la propria attività».
A inquadrare i problemi della filiera di banchetti e catering è Laura Del Vinaccio, che gestisce un’attività sulle colline di Mosciano Sant’Angelo.
«Di questo settore non parla nessuno», protesta, «eppure muove grandi numeri e soprattutto si collega a una filiera che dà occupazione anche all’indotto con hotel, agriturismi, b&b, escursioni».
Sui legami tra tavola, turismo e sulle possibilità di movimento delle persone, pone l’accento Gino Di Masso, imprenditore del settore pasticceria a Scanno.
«Il problema è legato soprattutto al post riapertura», chiarisce, «ora scontiamo la caduta dei ricavi dovuti all'assenza di clienti. Siamo consapevoli del periodo eccezionale e siamo disponibili a stringere i denti, ma è necessario un piano sul dopo».
Insomma, il settore alimentare, conosciuto internazionalmente come “food”, è una delle spine conficcate ai fianchi di un’economia sofferente, che boccheggia e chiede disperatamente aiuto per sopravvivere.
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