I segreti dell’amore (e della famiglia) svelati dalla Schelotto

di Mary B. Tolusso L'amore, questo sconosciuto. Si ama con trasporto, passione, curiosità, a patto che scatti la scintilla, altrimenti niente da fare: «L'amore non si inventa», dice Gianna Schelotto,...
di Mary B. Tolusso
L'amore, questo sconosciuto. Si ama con trasporto, passione, curiosità, a patto che scatti la scintilla, altrimenti niente da fare: «L'amore non si inventa», dice Gianna Schelotto, quarant'anni di attività da psicoterapeuta e ventun libri divulgativi alle spalle. Si è occupata di femminismo, ma anche dell'evoluzione dei rapporti di coppia, dai nuovi Peter Pan allo stereotipo dell'amante e delle sue illusioni. Gianna Schelotto sarà a Trieste il 23 aprile, in occasione di L.ink Festival - Premio Luchetta Incontra.
La popolare psicologa presenterà "Chi ama non sa", il suo primo romanzo, in uscita il 31 marzo per Rizzoli: «Mi sono divertita da pazzi a scriverlo, finalmente svincolata da criteri di ricerca - dice -. Erano anni che gli amici mi stimolavano a provarci, certo all'inizio c'era un po' di pudore, poi mi sono ricordata del mio maestro Cesare Musatti, diceva sempre: dopo una certa età non ti mandano più nemmeno in galera. E quindi l'ho fatto».
Nel suo libro un figlio diviene l'emblema dell'amore, ma non è in grado di unire una coppia.
«Nel romanzo nessuno dei due protagonisti desidera questo figlio, tra loro non è scoppiata la scintilla dell'innamoramento. Tuttavia, proprio perché i sentimenti espressi sono intensi, si va al di là dello stereotipo di chi affronta questi imprevisti con il matrimonio. L'amore non si può inventare, quindi è un gesto di coraggio quello di sottrarsi a una soluzione obbligata. Da terapeuta ho visto molte persone infelici perché si sono sposate solo a causa di un figlio inaspettato».
Come si relaziona la sua opera saggistica con quella narrativa?
«Ho scritto sempre e solo saggi, quindi ho dovuto combattere continuamente con la mia tendenza a spiegare troppo. Infine sono riuscita a evocare, più che descrivere, lasciando più libero il lettore, però ho dovuto limitare l'invadenza dei miei quarant'anni da psicoterapia, a cui mi sono naturalmente ispirata, ma con un altro occhio, cioè quello della trasformazione della realtà in fiction».
Ci sono profili psicologici nel suo romanzo delineati in maniera precisa, la zia chiassosa, il padre assente, il figlio un po' vile, tutti però coinvolti in un decisivo cambiamento dei rapporti interfamigliari.
«È come se dentro questi miei personaggi ci fossero delle lunghe latenze. Il protagonista ha sempre desiderato diventare padre, tanto è vero che quando sta per accadere non riesce a confrontarsi con la sua paternità, quindi va, più o meno inconsciamente, a cercare suo padre per avere la conferma di essere stato figlio e affrontare così il passaggio del testimone. Lo stesso vale per gli altri personaggi: pensano di essere perduti per sempre e invece la nascita del bimbo riformula le loro emozioni».
C'è anche un cambiamento basico dell'idea di famiglia...
«Questa è la classica famiglia liquida. Non era mia intenzione ideare una storia su questo tipo di modello, me la sono trovata tra le mani, come se Bauman parlasse attraverso i personaggi e ciò non implica nessuna sciagura, come invece l'immaginario collettivo tende a credere».
Qual è l'elemento che più ha differenziato le relazioni di coppia rispetto al passato?
«C'è un diverso rispetto delle reciproche identità. Le coppie devono confrontarsi con una società radicalmente mutata. È come se di colpo anche le persone più giovani si fossero trovate di fronte a un cambio di ruolo, o meglio, per riuscire a vivere pare quasi che la società ti chieda di farlo da anticonformista, è un'epoca in cui si stanno riadattando tutte le regole sociali: un modo diverso di pensare alla coppia, all'amore, ai figli».
Lei da sempre si occupa di sentimenti e di come, talvolta, ci rendano ciechi, fragili, spaventati. Il mal d'amore è sempre lo stesso?
«Purtroppo sì. Nel momento in cui scatta l'innamoramento c'è un'alterazione della percezione dei fatti, L'importante è che non diventi permanente».
Cosa intende per alterazione della percezione dei fatti?
«Per esempio comportamenti dell'altro che non vedo, che non voglio vedere. Però nella prima fase dell'innamoramento questa alterazione è necessaria, vedere tutto rosa aiuta a costruire un rapporto. Se però col tempo non verrà ricalibrato questo tipo di adulterazione, la coppia non riuscirà a sopravvivere».
Insomma chi ama non sa o non vuole sapere? L'amore vuole rimanere cieco per generosità o egoismo?
«Io direi che è giusto che chi ama non voglia sapere, non solo perché, almeno all'inizio, è un atteggiamento che dà gas al rapporto, in fondo è giusto che ognuno si tenga un angolino segreto tutto per sé. Ciò che è importante è che "questa cosa che non si sa", non sia contro l'altro, piuttosto un lato tutto da scoprire. È questo che garantisce la continuità dell'amore: non capire mai completamente il partner, ciò alimenta il desiderio di scoprirlo».
Nel romanzo emerge anche la questione dell'identità paterna, che prende distanze dall'idea che sia solo un fatto culturale.
«La percezione dell'identità paterna è cambiata molto. Basti pensare al significato che ha avuto una cosa come l'ecografia. Un tempo un uomo che viveva accanto alla sua donna, poteva sapere qualcosa del figlio in attesa solo attraverso i racconti della moglie. Oggi può vederlo muoversi, crescere, respirare. Pare una sciocchezza, in realtà questa possibilità ha contribuito in maniera decisiva al coinvolgimento del padre».
Le persone in amore sono inclini a...
«A credere nel futuro. E in questo periodo sarebbe importante ci innamorassimo un po' tutti».
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