I sindacati: case popolari, D’Alfonso eviti la stangata

24 Dicembre 2014

Ricalcolati gli affitti, l’Ater chiede a 437 famiglie arretrati per 500mila euro Cgil e Sunia: una 84enne malata rischia lo sfratto per 9mila euro di arretrati

PESCARA. E’ ancora polemica dopo il caso di 437 famiglie assegnatarie di alloggi popolari che hanno ricevuto delle ingiunzioni di pagamento dall’Ater con importi da versare in media di 5 mila euro. E’ scontro tra il manager dell’azienda Paolo Costanzi secondo cui «la legge è chiara, non si può dichiarare il falso», e il sindacato provinciale Sunia rappresentato da Eugenio Di Cesare. Il sindacato, insieme al segretario della Cgil Emilia Di Nicola, replica: «Falso è quanto afferma il commissario dell’Ater quando scrive che la legge 27, chiesta e ottenuta dal Sunia per evitare che si consumasse un’enorme ingiustizia sociale, esenta dal ricalcolo solo i canoni futuri, quelli cioè applicati dall’entrata in vigore delle norme, ma non esclude il passato per cui, sempre secondo il commissario, chi ha una proprietà inferiore a 100 euro continuerà a pagare il canone sociale per il futuro, ma per il passato l’affitto sarà pieno, cioè maggiorato». Il sindacato ricorda quindi il punto 2 della legge che recita: «I soggetti gestori degli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono tenuti ad attenersi alla presente interpretazione per la determinazione dei canoni a far data dalla pubblicazione della legge e a sanare gli eventuali contenziosi in essere inerenti i periodi pregressi mediante l’immediata applicazione dei criteri». In base a un’altra interpretazione, l’Ater ha provveduto a ricalcolare i canoni arretrati degli ultimi dieci anni con importi maggiorati. Il Sunia ricorda invece che il 12 gennaio si terrà l’udienza in tribunale che riguarda il caso di una signora di 84 anni, vedova, malata e con una pensione di 570 euro al mese che ha ricevuto dall’Ater un decreto ingiuntivo di 9.182 euro. «La signora», illustra il Sunia, «è “colpevole” di aver ricevuto in eredità dai genitori una porzione di terra a Tornareccio del valore catastale di 37 euro». Per questi motivi, i due sindacati si rivolgono al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e all’assessore regionale Donato Di Matteo a cui chiedono di «prendere una posizione in merito e di difendere e riconoscere la legge regionale 27/2013 votata all’unanimità dal consiglio regionale il 9 agosto 2013». «Chiediamo», proseguono i sindacati, «che la politica rivolga la propria attenzione alla soluzione dei problemi di degrado e legalità così fortemente presenti nella realtà delle case popolari». (cr.pe.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA