I sindacati: Mercatone uno avrà la forza di rinascere

21 Giugno 2019

Incontro tra i rappresentanti di Filcams Cgil e Uiltucs e il prefetto di Chieti  Sollecitato un piano di vendita. All’esterno il sit-in dei dipendenti di Sambuceto

CHIETI. «Oggi siamo qui, avevamo appuntamento con il prefetto». I dipendenti del punto vendita Mercatone uno di Sambuceto hanno atteso Bruno Di Federico, della Uiltucs Uil Abruzzo ed Elena Zanola, della Filcams Cgil Chieti, alla conclusione della chiacchierata con il funzionario rappresentante della prefettura del palazzo di corso Marrucino 97.
Appena finito l’incontro, si sono disposti in cerchio ad ascoltare le loro parole: «Il prefetto non ha il potere di cercare acquirenti, ma come rappresentante del governo può vigilare insieme a noi con il ministero dello Sviluppo economico» ha spiegato Zanola. «Abbiamo puntualizzato che questa azienda non è fallita di suo, ma che andava bene. Da qui a dicembre dobbiamo trovare un acquirente. L’anno scorso è venuto uno che aveva i soldi e poi si è scoperto che non aveva un euro. A differenza dell’anno scorso, che si cercava di vendere tutto il pacchetto, in questi sei mesi si potranno trovare investitori anche per singoli punti vendita. Sambuceto è anche un negozio che ha un suo potenziale anche per la zona dove si trova».
Bruno Di Federico ha fatto l’esempio di un’auto a cui si è data la possibilità di non essere spenta. «Ieri se non si faceva quel passaggio, a fatica, e le licenze venivano riconsegnate, era finita», ha detto, «quindi non si faceva cassa integrazione e l’azienda moriva. Invece, abbiamo firmato, anche se a malincuore e l’auto ora potrà ripartire». Ma gli addetti alla vendita della catena di ipermercati per la grande distribuzione di mobili non si danno pace. Il loro pensiero va ai clienti, che avrebbero voluto contattare già dalla mattina in cui hanno trovato tutto spento. Luigina Mucciola, una delle dipendenti in servizio dal 1997, cioè dall’apertura, ha affermato: «Rassicuravamo i clienti dicendo loro che ci eravamo già passati e quindi l’azienda non sarebbe fallita perché dietro c’era lo Stato che vigilava». Giulio Re, un altro dipendente, ha precisato: «Quello che fa tanto male è la chiusura dell’azienda in questo modo. Ci dispiace doppiamente, per noi e per loro, perché non abbiamo nemmeno potuto avvisarli». Gabriele Leva, addetto alla vendita da nove anni, ha aggiunto: «Ho clienti che hanno speso 9.500 euro circa per acquistare dei mobili, hanno pagato metà dell’acconto e non hanno ricevuto nulla».
«Addirittura», ha raccontato, «un cliente mi ha messo le mani addosso, perché era arrabbiatissimo. Se l’è presa con noi, ma comprendiamo la sua rabbia».
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