I sindaci e la statale 81 a pezzi «Subito la nuova fondovalle»

CASOLI. Chissà se si farà ma sugli incartamenti che ricominciano a muoversi l’hanno ribattezzata subito “strada civile” dove l’aggettivo sta per ciò che è in rapporto con il grado di civiltà di un...
CASOLI. Chissà se si farà ma sugli incartamenti che ricominciano a muoversi l’hanno ribattezzata subito “strada civile” dove l’aggettivo sta per ciò che è in rapporto con il grado di civiltà di un popolo, il progresso tecnico, il benessere. Insomma, l’opposto alle strade “incivili” di oggi, impercorribili per buche, voragini, curve, in una parola: pericolose. A una nuova statale “civile” puntano i 16 sindaci del comprensorio del Medio e Alto Aventino che hanno ripreso a martellare gli enti di riferimento per una nuova transcollinare che colleghi Guardiagrele con Casoli eliminando il tratto che oggi è caratterizzato da frane continue e curve a gomito che impongono ai Tir sterzate anche al limite della sicurezza.
Dopo la chiusura di due mesi della statale 81 per una frana in località Caprafico di Casoli; dopo la protesta pacifica di 16 sindaci che hanno occupato per alcuni minuti la carreggiata a titolo dimostrativo sollecitando all’Anas la fine dei lavori; dopo i disagi creati sulle carreggiate della viabilità secondaria scelte in alternativa alla strada sbarrata; dopo la parziale riapertura della statale in attesa di nuovi interventi di consolidamento di alcune zone caratterizzate da frequenti smottamenti, è stato ripreso di petto il progetto della cosiddetta “Pedemontana Abruzzo-Marche, statale 81 Piceno-Aprutina, tratta Guardiagrele-innesto strada provinciale per Fara San Martino”. Il nuovo percorso stradale di 8,8 chilometri costerebbe oggi circa 300 milioni di euro.
«Da 40 anni si parla di questo nuovo tracciato della Piceno-Aprutina, un tratto mai interessato da ristrutturazioni e rettifiche della sede stradale da Guardiagrele a Casoli. È una infrastruttura necessaria», dice il sindaco di Fara San Martino, Antonio Tavani, «che oltre a servire il polo agroalimentare di Fara, unico settore che non conosce crisi da anni, servirebbe al completamento della viabilità dal Corridoio Adriatico, da Roma per via dell’interporto di Manoppello, e che si ricongiungerebbe alla superstrada della Val di Sangro che collega l’Adriatico al Tirreno. È un terzo lotto diventato complicato da realizzare tra Casoli e la fondovalle Sangro perché l’urbanizzazione che ha avuto Selva di Altino ne complica la progettazione, ma che va assolutamente costruito. Nel frattempo possono esser fatte alcune cose come la rettifica delle curve, l’allargamento delle visuali: ciò per evitare incidenti e non imbattersi più in autoarticolati e mezzi pesanti che si incastrano nei tornanti di località Laio. Questo nuovo tracciato si ricongiungerebbe poi facilmente alla Marrucina, una strada che collega al porto di Ortona. Insomma, un’infrastruttura di cui, dal punto di vista socio-economico e delle attività produttive, il territorio ha urgente bisogno».
Dello stesso avviso è il sindaco di Casoli, Antonio Tiberini. «È una priorità tra le priorità», sostiene, «di fondamentale importanza per il comprensorio e che portiamo avanti anche come Provincia di Chieti. Si potrebbe realizzare con i fondi oggi reperibili avendo soprattutto il supporto dal governo. È una statale strategica per le imprese, per il turismo, per la sanità. Il progetto è nella lista delle priorità e c’è anche un ulteriore studio di fattibilità per il suo aggiornamento che può puntare, in fase di realizzazione, a un minor impatto ambientale. C’è l’unanimità di consensi dei sindaci del comprensorio».
«L’attuale amministrazione provinciale», spiega il vicepresidente della Provincia, Arturo Scopino, delegato all’attuazione del programma di governo, «ha impegnato 300mila euro per l’aggiornamento del progettuale a valere sul 2024. Ci stiamo lavorando per definirlo affinché sia più rispettoso per l’ambiente e per cercare di ridurne i costi. Io ci credo: se si riesce a collegare Chieti con la fondovalle Sangro, questa opera diventerebbe vincente per tutta l’area dell’Aventino».
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