I sopravvissuti arrivati dopo nove ore

14 Marzo 2022

Madre, nonna e nipotino ferito subito trasferiti al pronto soccorso dell’ospedale pescarese

PESCARA. Quasi nove ore dopo la tragedia di Cesena, intorno alle 16, i tre profughi attesi a Pescara (ultima tappa del viaggio del pullman) sono finalmente arrivati a destinazione. Si tratta di una giovane madre, fortunatamente rimasta illesa, con il figlioletto di 12 anni e sua nonna.
Il ragazzino ha riportato una brutta ferita da taglio al dito ed era stato bendato alla meglio sul momento, mentre l’anziana aveva riportato alcune contusioni alla testa e all’anca, dovute al ribaltamento del pullman su cui avevano viaggiato. Il loro arrivo a Pescara è stato accolto con sorpresa dal personale del centro di accoglienza della stazione di Portanuova, che non si aspettava di vederli arrivare ancora parzialmente feriti.
La famiglia ucraina era riuscita a raggiungere l’Abruzzo viaggiando con un veicolo privato. Il personale del centro di accoglienza, composto dalla protezione civile, dai sanitari della Asl e dalla polizia municipale, ha fornito loro la prima assistenza e li ha anche sottoposti a un tampone anti Covid. Successivamente, gli operatori sanitari hanno deciso di trasferirli al Pronto Soccorso dell’ospedale di Pescara per accertamenti più approfonditi, soprattutto per tenere d’occhio le condizioni del ragazzino. La ferita di quest’ultimo è stata medicata e suturata e il 12enne dovrebbe cavarsela con una prognosi di qualche giorno. I tre saranno ospitati in un albergo di Pescara. È l’epilogo, almeno parziale, di una giornata difficile per i tre profughi ucraini, ma anche complicata da gestire per la macchina pescarese dei soccorsi. Poche ore dopo l’incidente, era filtrata l’ipotesi che anche altri profughi, non solo i tre feriti, potessero arrivare a Pescara ed essere smistati in provincia. Alcuni pullman erano pronti a partire dall’Abruzzo, ma l’ipotesi è subito tramontata. «Non è facile gestire e coordinare l’arrivo dei profughi in questa fase», spiega Giovanni D’Alessandro, responsabile della funzione 3 del volontariato e coordinatore del centro di accoglienza di Pescara Portanuova, «il pullman che si è ribaltato a Cesena è solo uno dei tanti che stanno facendo la spola per portare in salvo chi scappa dalla guerra. Noi dobbiamo sempre farci trovare pronti per queste situazioni di emergenza, anche perché a volte può capitare che arrivino più profughi di quanti ne aspettiamo».
É la testimonianza di chi, fino a pochi giorni fa, si trovava in prima linea per gestire l’emergenza Covid e oggi, invece, si sta occupando di un’altra emergenza, quella dei profughi di guerra. E ieri, sempre a Portanuova, oltre ai tre feriti di Cesena, erano attesi anche altri 13 profughi, che hanno raggiunto in treno il centro di accoglienza in tarda notte. (d.b.)