«I test antidroga? La legge non li prevede»

I sindacati bocciano l’idea di Masci. Ondifero (Cgil): «È propaganda». La Uil chiede un tavolo col prefetto
PESCARA. Il “no” è categorico. I sindacati bocciano l’idea del sindaco Carlo Masci di sottoporre il personale del Comune - oltre ad assessori e consiglieri di maggioranza - a un test antidroga, in maniera volontaria. Il sindaco intende ragionarci su, anche con i sindacati, che però bocciano l’ipotesi senza se e senza ma. «Non si può pensare di imporre i test antidroga con un’azione da sceriffo», dice il segretario della Cgil Luca Ondifero che bolla le dichiarazioni di Masci come «propaganda». Ricorda, il segretario della Cgil, «che esistono delle leggi, delle procedure, con visite periodiche affidate a medici competenti. E il controllo dello stato psicofisico dei lavoratori è già disciplinato: ci sono lavori per cui sono previsti degli esami di questo tipo e altri lavori per cui non sono previsti. Non si può, poi, invadere la dignità delle persone e la privacy. Se ci dovesse essere un confronto, però, non ci sottrarremo».
«La regola c’è e non faremo deroghe», afferma con convinzione il responsabile della Cisl Franco Pescara. «Ci sono dei lavoratori che vengono sottoposti a questo test, per il tipo di attività che svolgono. È previsto, ma solo per alcune figure. E quindi la nostra risposta è assolutamente contraria per ciò che riguarda il personale del Comune, essendo al di fuori delle regole. Quell’episodio doveva essere controllato in maniera diversa», riflette Pescara riferendosi al caso dell’ex dirigente Fabrizio Trisi: il suo arresto ha fatto emergere, tra l’altro, il consumo di droga, di cui il sindaco ha detto di non essere al corrente. Un altro stop arriva da Fabiola Ortolano, della Uil, anche se «è apprezzabile», dice, «che il sindaco prenda coscienza che ci sono stati dei problemi e voglia alzare la soglia di attenzione. Ma ciò che propone non rientra nelle sue competenze, perché tra i settori per i quali sono previsti questi controlli non sono compresi gli enti locali». Il rischio è quello di «un’azione illegittima, che si può impugnare. Prima di formulare questo tipo di proposta», prosegue Ortolano, sarebbe meglio promuovere un tavolo e coinvolgere le parti sociali e la prefettura, per capire come si può alzare la soglia di attenzione, far suonare un campanello di allarme, per evitare che si verificano altri fatti del genere». Anche l’Ugl non ha dubbi: Gianna De Amicis fa notare che «la legge parla chiaro: solo chi svolge lavori pericolosi può essere sottoposto a certi controlli, non certo gli impiegati comunali. La norma è molto rigida e il sindaco non potrebbe obbligare nessuno, né può concordare alcunché con i sindacati. Tra l’altro il test rischia di essere discriminatorio» e tra le domande che si pongono i sindacalisti c’è quella sulle conseguenze di un eventuale risultato positivo del test. La soluzione alternativa che intravede De Amicis, da attuare in un ente locale, è una sola: e cioè «lo sguardo del buon padre di famiglia».

