I titolari: da noi non si spaccia paghiamo le colpe degli altri

4 Dicembre 2015

PESCARA. «Ai poliziotti, lo scorso sabato notte, ho detto: non credo che con la chiusura dello Zu Bar questa città sia più sicura e non credo che a Pescara sia stato risolto il problema della droga....

PESCARA. «Ai poliziotti, lo scorso sabato notte, ho detto: non credo che con la chiusura dello Zu Bar questa città sia più sicura e non credo che a Pescara sia stato risolto il problema della droga. Le centrali dello spaccio sono altre e la polizia sa dove sono. Comunque, dal controllo, non mi risulta che siano stati scoperti criminali nel locale ma solo pochi grammi di droga: lo Zu Bar non è un locale in cui si spaccia. Il problema non è Zu Bar ma è della società». Eugenio Laurenzi, presidente dell’associazione Insieme per la musica e dirigente provinciale dell’Arci, non ci sta a fare «la vittima»: «È stata trovata della droga nel locale e la legge prevede la chiusura, lo so. Però, si tratta di un quantitativo esiguo: se lo stesso numero di poliziotti andasse in una scuola, forse, ne troverebbe ancora di più. Ma noi non abbiamo i mezzi per intervenire: il nostro lavoro è solo quello di vendere bevande e musica. Inoltre, come facciamo a sapere se una persona ha addosso della droga?». Infatti, la legge non permette ai gestori di perquisire i clienti.

Laurenzi parla del blitz di sabato scorso durante una festa che le oltre cento foto pubblicate sulla pagina Facebook del locale raccontano attraverso i volti dei ragazzi. «Poi, sono arrivate decine di poliziotti ed è ovvio che chi aveva della droga l’ha buttata a terra. La gente non viene nel nostro locale a spacciare», dice Laurenzi, «quello che accade è correlato a una generazione che ha sia tristezze che sorrisi. E ne paghiamo noi le conseguenze. Ci sentiamo presi in giro: non perché pensiamo di aver ragione, ma perché la legge viene usata contro di noi come una clava. Forse, è più semplice chiudere un locale che fermare lo spaccio a Pescara. I poliziotti sono entrati alle 2 e l’ospite internazionale, il deejay De Walta, se ne è tornato a Berlino con amarezza: siamo in un circuito internazionale e queste cose succedono solo in Italia: é follia. Pescara è famosa in Italia e all’estero anche se questo posto è bistrattato dalle autorità: nessuno ricorda che facciamo la raccolta di abiti usati per i migranti, che abbiamo un blog per i ragazzi, che a Casa Abruzzo durante l’Expo di Milano abbiamo tenuto un seminario su aggregazione giovanile e musica». E lo Zu Bar farà ricorso al Tar? «Forse no: non avrebbe senso riaprire il locale con la certezza che una situazione del genere si ripresenterebbe». (p.l.)

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