I titolari dei locali: «Servono regole certe sulla sicurezza»

13 Dicembre 2018

Gli imprenditori del divertimento disposti a collaborare con le forze dell’ordine e con il Comune «Ma su spray e droga abbiamo le mani legate: non possiamo perquisire o fare controlli personali»

PESCARA. Sicurezza prima di tutto, ma attraverso norme certe e adeguate ai tempi che corrono. Perché se è vero che le leggi ci sono e vanno rispettate, è altrettanto vero che molte di queste sono farraginose e contraddittorie. È una voce univoca quella che si leva dai gestori dei locali pescaresi a pochi giorni dalla strage di Corinaldo, vicino ad Ancona: per prevenire nuove tragedie non basta il pugno duro annunciato dal questore Francesco Misiti, ma occorre una regolamentazione generale del settore che tenga conto delle nuove abitudini e dei mutati scenari sociali. Luca Cardano, titolare di Alcyone e gestore della discoteca 4Vele Rififì, entrambi sulla riviera nord, per primo lancia l’idea di un tavolo tecnico fra gli operatori comunali incaricati della pubblica sicurezza, le forze dell’ordine e i gestori di locali e discoteche «per capire come possiamo muoverci anche in vista dei prossimi appuntamenti in cui c’è il rischio di maggiore affollamento, vedi Natale, Capodanno o la prossima stagione estiva».
«Quella di Ancona è stata una tragica fatalità», spiega Cardano, «ma noi gestori dei locali in questa situazione abbiamo le mani legate. La vendita di spray urticante è stata liberalizzata e legalizzata, quindi chiunque può portarlo con sé in borsa, e noi per legge non possiamo effettuare perquisizioni sui clienti e non possiamo sequestrarlo. È lo stesso discorso di chi porta la droga in discoteca: se abbiamo dei sospetti possiamo fare una denuncia preventiva, ma non effettuare controlli personali. Non siamo forniti di metal detector o cani antidroga come avviene in America o in Inghilterra». L’imprenditore ammette che «finora non ci sono mai stati problemi né di affollamento, né di sicurezza», ma è consapevole che «servono regole certe per poter andare avanti in questo settore».
Assicura «massima collaborazione nei confronti delle forze dell’ordine» Ivan Vaccaro della discoteca Megà, che si è già organizzato con buttafuori e personale privato per garantire la sicurezza nelle due serate del mercoledì e del sabato, convinto che «dopo i fatti di Ancona non ci si può fermare». Si dice favorevole all’aumento dei controlli notturni e delle pattuglie in borghese Francesca Caldarelli Liuzzi, proprietaria di Penelope a mare, locale che è stato chiuso la scorsa estate per sette giorni a causa del sovraffollamento, ma «a condizione che prima siano riviste tutte le regole perché quelle che ci sono risultano anacronistiche».
«Rivedere la normativa attuale è una priorità», rimarca l’imprenditrice, «bisogna partire dal legislatore per riscrivere, magari insieme, le regole della sicurezza. Determinate situazioni, come quella di Corinaldo, sono imprevedibili. Ma le norme in vigore oggi non sono adeguate ai tempi, risalgono addirittura ai regi decreti».
Tra gli aspetti più dibattuti delle leggi che regolano la sicurezza dei locali c’è il problema della capienza degli spazi, spesso non adeguata alla superficie totale e al numero dei presenti rilevati alle serate. «Ottenere il certificato di agibilità per più di 100 persone è difficilissimo», stigmatizza Alessio Rosi, titolare del Loft 128 di Spoltore, «ho un locale di 900 metri quadri complessivi tra interno ed esterno, con tre uscite di emergenza, estintori e un idrante, ma posso ospitare al massimo 100 clienti. Farei prima ad aprire un locale nuovo piuttosto che adeguare il Loft alle prescrizioni di legge vigenti». Eppure le soluzioni ci sono, basterebbe fare sistema e mettersi d’accordo. «Le discoteche a Pescara hanno chiuso perché si sono fatte la guerra a vicenda giocando al ribasso», è l’opinione di Rosi, «invece un’idea fattibile per sopravvivere potrebbe essere quella di far pagare un biglietto d’ingresso uguale per tutti i locali, pub o discoteche, che garantisce al cliente la cena e la serata con intrattenimento, musica dal vivo e consumazione. Mentre noi gestori avremmo il guadagno assicurato, consentendoci anche di pagare il personale».