I venti rifugi dei disperati: ecco la mappa del degrado

22 Agosto 2019

Ruderi, parchi, portici, terreni: tutti i luoghi dove sopravvivono i senzatetto

PESCARA. Sembrano ruderi abbandonati e silenti che possono diventare luoghi pericolosi e insicuri, dove nessun essere assennato oserebbe mai avvicinarsi.
Ma quando istituzioni e autorità intervengono, l’ultimo blitz di vigili e polizia ordinato dal Comune è scattato appena quattro giorni fa, allora si scopre che quei fabbricati, quegli scheletri di cemento, quei resti di antiche costruzioni, altro non sono che le “case” dei poveri, degli sbandati, degli accattoni, di chi vive di espedienti. Di chi rifiuta le regole sociali e preferisce vagabondare in libertà.
Uomini e donne, italiani e stranieri, talvolta coinquilini per necessità, che vivono ai margini della società, non lontano dai luoghi dove si svolge la vita frenetica di chi corre da mattina a sera. Persone che dormono su giacigli improvvisati, che cucinano dentro pentole che non lavano regolarmente, che respirano l’olezzo nauseabondo delle loro urine e dei loro escrementi. Perché i “bagni” sono spazi ricavati tra un materasso e l’altro.
Il Centro ha stilato una mappa di questi luoghi del degrado, di questi rifugi dei disperati che si trovano in ogni quartiere della città, anche in quelli insospettabili come il centro cittadino, accanto al salotto buono dove si svolge la vita scintillante e modaiola dei pescaresi. A cominciare dai portici di piazza della Rinascita, adiacenti una via Mazzini con i marciapiedi perennemente ricoperti di guano di piccioni, dove le vetrine dei negozi alla moda diventano il posto ideale per stendere un materasso e infilarsi con tutta la testa dentro una coperta. Lo stesso accade davanti alle vetrine di un istituto bancario, all’angolo con corso Umberto, cuore dello shopping cittadino. Poco più avanti, nel parco Florida, dove si affacciano le dimore della Pescara bene, le scene di spaccio di droga sono sotto gli occhi di adulti e bambini. Quando non assistono a risse e pugni in faccia, come accaduto qualche settimana fa ai danni di un adolescente che è finito in ospedale. Si salva, in queste ore, l’altra parte del salotto buono lercio da sempre, quello che si affaccia verso via Nicola Fabrizi. Ieri il quadrilatero via Fabrizi, via Carducci, via Parini, piazza Salotto, è stato fatto ripulire e sciacquare da una squadra di operai armati di pompe, su ordine del sindaco Carlo Masci che ha dichiarato guerra allo sporco e all’incuria, senza soluzione di continuità.
Il sindaco era presente, quattro giorni fa, agli sgomberi nell’ex Fea, sul lungomare Matteotti, dove due clochard (uno teramano e uno napoletano) hanno vissuto per due anni, ignorati dal mondo, nelle bicocche attrezzate con camere da letto e librerie. Nei fabbricati dell’ex Enaip, montagne di immondizia stratificata negli anni, giacciono da una vita accanto ai resti di pasti consumati in tutta calma da stranieri conosciuti alle forze dell’ordine. Stesso copione all’ex draga sul lungofiume e all’ex mattatoio in via Majella ispezionati da polizia e gruppo Giona dei vigili urbani.
Nell’area di risulta, sotto un albero, a mezzanotte giace disteso sui cartoni un senzatetto disabile che dorme profondamente, protetto dalla sua carrozzina parcheggiata accanto. Ma la maggiore concentrazione di nascondigli e ricoveri di fortuna si trovano nel quartiere Rancitelli-Villa del Fuoco. Gli scheletri dei palazzi Clerico ospitano ragazzi e ragazze che da anni si preparano le dosi incuranti di chi è affacciato alla finestra a immortalare la squallida scena coi telefonini. Ultimamente, ai palazzi Clerico, sono spuntati persino divanetti e sedie per stare più comodi mentre si infilano la siringa al braccio o nelle gambe. Al parco dell’Infanzia, in via Tavo, davanti ai palazzi del ferro di cavallo, la recinzione laterale è divelta per poter entrare a piacimento a tutte le ore. Nessun bambino gioca in quel parco sempre deserto, dove tre anni fa è stato anche appiccato anche un incendio. Le palazzine sgomberate nel luglio di due anni fa in via Lago di Borgiano, sono meta di disperati e sciacalli che hanno fatto incetta persino di lampadari e termosifoni staccati dai muri delle abitazioni degli sfollati. Altra zona calda del quartiere, dove le forze dell’ordine vanno e vengono, è via Trigno. Qui, gli inquilini di un edificio dormono e spacciano sui terrazzi di casa, come fosse una cosa normale. Altre location della disperazione, all’altezza di via Lago di Capestrano e, più a sud, nell’ex Cogolo di via Alide Breviglieri. E alla pineta dannunziana, i gazebo di legno sono case dei poveri en plein air.