I vicini: «Non sapevamo che collezionasse armi»
Incredulità nel palazzo di via Gioberti dove il sospettato vive con i genitori «Un tipo solitario poco incline ai rapporti con gli altri e appassionato di motori»
PESCARA. «Chissà che non volesse imitare quei folli che uccisero Marta Russo sparando da una finestra, ricordate l’omicidio della studentessa universitaria a Roma, tanti anni fa? Chi può dirlo? Mi spiace per i genitori, bravissime persone. Lui invece sembra un tipo solitario». Il mattino dopo la sparatoria avvenuta nella notte sulla Strada parco, nella palazzina con 16 appartamenti al civico 27 di via Gioberti, da dove alle 23,30 di venerdì scorso sarebbero stati esplosi tre colpi con un’arma ad aria compressa che hanno ferito tre passanti, i condomini sono ancora sotto choc. Le ricerche della polizia hanno puntato sul 45enne bancario che abita al secondo piano, lato Strada parco. Dal balcone di casa dell’uomo, che vive con i genitori pensionati, secondo alcuni testimoni sarebbero partiti i colpi. Sarebbe lui il cecchino che in preda alla follia si è messo a sparare a caso sulla strada. Nella sua casa ha fatto irruzione la polizia. Non se la sentono di parlare i genitori. Una voce maschile rispondendo al citofono dell’appartamento al secondo piano taglia corto con un cordiale ma inequivocabile “buongiorno”, seguito dal click dell’apparecchio messo subito giù. «Su di lui posso dire poco», afferma uno dei condomini, «abitiamo nello stesso palazzo ma ci scambiamo solo un saluto quando ci vediamo. Ecco, adesso che ci penso forse è un po’ fanatico per la macchina, sembra un tipo troppo pignolo e non proprio socievole. Mi auguro che non sia lui per i genitori, persone perbene, ma allo stesso tempo sono contento che sia stato identificato qualcuno, sarebbe molto peggio sapere che c’è un cecchino libero di sparare ancora». «Quando i poliziotti sono venuti qui sembravano avere le idee molto chiare, sono andati subito al secondo piano. Ci hanno sentito un po’ tutti, ma si capiva che sapevano chi era stato a sparare», aggiunge un altro condomino. «Non ho sentito i colpi, abito dall’altro lato del palazzo», racconta un altro inquilino, «avevo appena finito di vedere il film Air Force One, quando mi sono accorto che stava succedendo qualcosa fuori. Mi sono affacciato e ho visto le volanti della polizia, l’ambulanza e la gente. La ragazza ferita la vedevo spesso che portava a passeggio il cane, forse abita non lontano da qui, per fortuna se l’è cavata con poco». Nessuno nel palazzo di via Gioberti 27 sembra conoscere bene il bancario presunto cecchino e nessuno sapeva dell’arsenale di armi in casa.
«Non sembra un hobby normale», commentano tra di loro alcuni cittadini che passeggiano sulla Strada parco e osservano le macchie di sangue sull’asfalto, «Il mondo sta impazzendo. Capitano queste cose anche in questi palazzi signorili come in America?». Un uomo solitario, poco incline ai rapporti con gli altri, con una grande passione per i motori. Ma nessuno sapeva che amasse collezionare armi.
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