Il 18enne col finto fucile: «Mi dispiace, volevo fare una sorpresa agli amici»

Il racconto di uno dei 3 ragazzi denunciati per la bravata di Halloween L’avvocato: inconsapevoli del contesto. Il sindaco: spero che imparino
MONTESILVANO. «Non volevo fare del male a nessuno: era solo uno scherzo di Halloween, pensavo di fare una sorpresa ai miei amici e per questo mi sono presentato vestito in quel modo fuori alla loro scuola. Non immaginavo minimamente che si scatenasse il panico, con il senno di poi non lo rifarei assolutamente». Racconta di essere dispiaciuto, oltre che moralmente a terra, uno dei tre diciottenni montesilvanesi che martedì alle 14 ha scatenato il panico a Villa Verrocchio, presentandosi davanti all’istituto comprensivo con finti kalashnikov, spade giapponesi e pistola giocattolo tra le mani.
Il gruppetto, con il volto coperto da maschere, un casco e gilet tattici softair che in un primo momento sono stati associati a giubbotti antiproiettile, ha messo in moto un vero piano antisommossa con le pattuglie di polizia e carabinieri partite a sirene spiegate da Pescara dopo gli allarmi a raffica arrivati ai centralini della sala operativa della questura. Qualcuno aveva ipotizzato un attacco terroristico, per altri erano stati sparati addirittura dei colpi in aria. In realtà, è stato scoperto più tardi dagli agenti della squadra volante, coordinati dal dirigente Pierpaolo Varrasso, i tre neomaggiorenni volevano solo festeggiare la vigilia di Ognissanti. Una bravata costata loro una denuncia per i reati di procurato allarme e porto abusivo di armi (le katane), oltre alle sanzioni amministrative. «Ma io non ho fatto niente di male e la mia coscienza è pulita», sottolinea il ragazzo, difeso insieme a un altro coetaneo dall’avvocato del foro di Pescara Alessandra Cervelli, «mio padre mi ha accompagnato a scuola già vestito per la festa di Halloween, sono stato visto da tutti. Poi, una volta finite le lezioni, abbiamo pensato di andare a salutare dei nostri amici di un’altra scuola che non vedevamo da tempo. Ci siamo anche fermati con delle persone e fatto delle foto. Poi, a un certo punto, sono piombate le pattuglie della polizia. Mi si è gelato il sangue e si è fermato il cuore: ho avuto paura e sono andato nel panico. Questo episodio mi ha distrutto moralmente, da allora non esco più di casa. Sono andato solo a gettare la spazzatura, ma al suono di una sirena ho iniziato a tremare. Per me è stato un trauma, anche perché non guardo il telegiornale e non ero a conoscenza della guerra in atto». Una posizione condivisa anche dall’avvocato Cervelli che rimarca come si sia trattato di «un gioco tra ragazzi». «Sono ragazzi perbene, totalmente inconsapevoli del contesto geopolitico», ci tiene a evidenziare il legale, «volevano solo festeggiare Halloween ma non si sono resi conto che il loro gesto potesse provocare allarme sociale, soprattutto in questo periodo storico delicato. Adesso sono dispiaciuti e arrabbiati, sono sicura che in sede processuale emergerà la mancanza di dolo e di consapevolezza».
Duro, invece, il commento del sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis: «Mi auguro che questa bravata non resti senza conseguenze e, soprattutto, che i ragazzi possano trarre insegnamenti per il futuro. È stato un avvenimento impattante per il nostro territorio, ma sono certo che le famiglie sapranno cogliere l’occasione per agire concretamente nei confronti dei loro figli».
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