Il 22 gennaio l’appello per il rom

8 Gennaio 2015

Ciarelli condannato a 30 anni in primo grado, il giudice disse: sparò per uccidere

PESCARA. E’ stato fissato al 22 gennaio il secondo tempo per Massimo Ciarelli, condannato a trent’anni di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare Gianluca Sarandrea il 3 febbraio 2014 con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Per i suoi parenti Angelo, Domenico, Antonio e Luigi Ciarelli il giudice aveva deciso la pena di 19 anni e quattro mesi per omicidio volontario. Non era bastato, così, a Ciarelli, il battaglione di avvocati star, ovvero Carlo Taormina e Franco Metta, che riproveranno a smontare l’accusa il 22 gennaio quando inizierà l’appello per il rom.

Novanta giorni dopo la sentenza il giudice aveva depositato le motivazioni spiegando così la sua decisione: «Del tutto indifferente, ma deciso a portare a termine il proprio atto ritorsivo, Ciarelli si era posizionato a una brevissima distanza dal corpo di Rigante e aveva puntato l’arma sulla zona sopra glutea di Rigante e aveva esploso un colpo che, per la postura, immobile della vittima attraversava da destra a sinistra tutto l'addome provocandone la morte». Ancora, il giudice per l'udienza preliminare aveva continuato illustrando il «ruolo centrale» di Massimo Ciarelli «nello svolgimento dei fatti» a cui, aveva scritto, «non si può conferire la minima attendibilità alla versione fornita dai fatti». Quindi Sarandrea aveva proseguito: «Si ritiene che la pistola sia stata usata volutamente dall'imputato per colpire Rigante e non per intimidirlo. Ebbene appare evidente che Ciarelli, esplodendo il colpo, non poteva che rappresentarsi tutte le possibili conseguenze di tale gesto e dunque anche la morte di Rigante».

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