Il 25 Aprile di Malvestuto il partigiano con 101 anni

25 Aprile 2022

«Cari giovani difendete la libertà che noi abbiamo conquistato nel 1945»

SULMONA. Ha festeggiato 101 anni qualche giorno fa ma i suoi occhi sono ancora vivi e lo diventano ancora di più quando parla del passato. E dei suoi ricordi che lo hanno reso un eroe della Resistenza, protagonista sempre in prima fila, alla testa della sezione Mitraglieri della Compagnia Pesante Mista.
Gilberto Malvestuto, ultimo ufficiale della Brigata Maiella, si presenta puntuale all’appuntamento sulla terrazza della residenza sanitaria dove è ospite da qualche tempo, seduto sulla carrozzina, scortato dalla sua fedele Gianna. Maglione blu e grigio in tono con i pantaloni e con il cappello che indossa per difendersi dai raggi del primo sole caldo di questi giorni, il partigiano Gilberto comincia a raccontare la sua vita. E lo fa di getto.
È la storia di un sulmonese, figlio di contadini e patriota della Brigata Maiella. In una decina di minuti la racconta tutta, fino ai giorni nostri, affrontando anche il discorso dell’invasione russa in Ucraina, che condanna in maniera ferma e decisa: «La Libertà è il bene più prezioso che Dio ci ha regalato, e va difesa sempre, anche con la propria vita». Nell’intervista che segue riportiamo le sue parole così come le ha pronunciate, senza inserire incisi o considerazioni, perché rappresentano un documento storico. È il pensiero di un patriota della libertà.
IL RACCONTO. «Sono nato a Sulmona il 17 aprile 1921, mio padre era un ferroviere e mia madre una contadina, e mi onoro di dire contadina, Silone direbbe “i cafoni”, ed io sono orgoglioso di appartenere a questa famiglia perché è il contadino che produce il grano e tutti i prodotti della terra di cui l’umanità ha bisogno. Vorrei dire, dall’alto ormai dei miei 101 anni, di avere un solo grande dolore, quello di aver perso 12 anni fa mia moglie Leda che mi ha dato la possibilità di essere padre, per volontà di Dio, di tre stupendi figli: Sandro, Mirella e Lorella, che sono i miei successori e che porteranno in alto il mio nome anche quando sarò morto».
«Ho fatto parte della Brigata Maiella perché per carattere sono ribelle ad ogni forma di prepotenza. Mi arruolai quando Ettore Troilo, uomo straordinario che voleva bene a tutti, da Torricella Peligna, dove aveva fondato la formazione partigiana della Brigata Maiella, attraverso Guado di Coccia, arrivò a Sulmona per reclutare uomini per combattere i tedeschi.
Con me si aggregarono anche altri sulmonesi che, durante l’occupazione tedesca, avevano fatto attività partigiana leggera: qualche imboscata e piccole azioni di disturbo. Passando per Pescara, risalimmo verso Recanati e Troilo mandò il suo aiutante maggiore, Vittorio Travaglini, per completare il gruppo che all’inizio era appena di trenta uomini.
Lì conferì gli incarichi. A me fu affidato quello di capo dei mitraglieri: avevamo sette mitragliatrici che, durante la liberazione dell’Italia, ebbero un ruolo determinante per alla vittoria finale.
Ricordo che Brisighella, per tre giorni, dal 10 al 12 ottobre 1944, fu la mia prima prova del fuoco sulla linea del fronte. La Brigata Maiella, in quel paese dell’Emilia Romagna, compì un valoroso esordio battagliando furiosamente con i tedeschi. Ma in quei momenti io e i miei compagni, per la prima volta, abbiamo avuto paura di morire, perché non sapevamo come difenderci. Per fortuna, alle nostre spalle c’era l’artiglieria pesante polacca, che fu decisiva per avere la meglio sui tedeschi».
Solo piccole pause, tra un ricordo e l’altro, poi il partigiano riprende a parlare: «Dopo la battaglia ci rimettemmo sulla via Emilia e, sempre a piedi, raggiungemmo prima Imola, poi Faenza e infine Bologna, dove arrivammo all’alba del 21 aprile 1945. Ebbi l’onore di essere tra i primi a entrare. Ero al centro, sulla mia destra c’era Domenico Laudadio, maestro di Lama dei Peligni, e a sinistra un certo Puglielli, che non avevo mai visto prima d’allora. Ma chi è questo signore? Viene ora a prendersi gli onori? Venni poi a sapere, a Chieti, quando fu fondata la nostra associazione della Brigata Maiella, che Giuseppe Puglielli faceva parte dei servizi segreti. Ecco perché entrò insieme a noi a Bologna per liberarla».
UNA NUOVA GUERRA . «Vi dico che la nuova guerra è schifosa», afferma senza esitazioni Malvestuto che lancia un monito: «Noi italiani dobbiamo difendere sempre la libertà del nostro Paese. Per questo dico che è giusto che anche gli Ucraini facciano lo stesso, mettendo in gioco la vita per un futuro di libertà. Guai a chi viene da fuori per invadere. Io sono uno strenuo difensore della libertà e della democrazia perché tutti devono stare bene e avere la possibilità di vivere».
Un’altra brevissima pausa, ma è solo per trovare un esempio: «Quando sono nato non ho chiesto a mia madre “Voglio nascere”. È stato un atto d’amore. Potevo nascere in una casa gentilizia o in una casa di poveri. È un caso. È la natura. Nel mondo ci sono diseguaglianze ma tutti devono avere il modo di poter esprimere le proprie idee, senza alcun condizionamenti e in totale libertà».
CONDANNA DELL’INVASIONE. «L’oppressore è sempre da condannare», continua l’abruzzese simbolo del 25 Aprile. «Se ho una moglie, un figlio o un bene e qualcuno viene per farci del male, mi ribello. E così il popolo ucraino ha il diritto di difendersi dall’invasione, anche mettendo in gioco la propria vita. Ed è giusto aiutare l’Ucraina a proteggersi fornendo loro armi. Ogni paese deve provvedere da solo a difendere i propri confini», sottolinea con estrema lucidità l’ultimo ufficiale della Brigata Maiella, «ma se tra le forze in campo ci sono troppe differenze, noi, Paesi che riteniamo imprescindibili la libertà e la democrazia, abbiamo il dovere di intervenire affinché questi valori in pericolo vengano difesi».
L’APPELLO AI GIOVANI. Infine l’appello ai giovani: «Dovete sempre lottare contro ogni tipo di violenza. Dovete essere liberi di poter esprimere le vostre idee, ma sempre nel rispetto degli altri. Prima avevamo un re, un monarca che però, all'alba del 9 settembre 1943, preferì fuggire dal porto di Ortona invece di stare con il suo popolo per lottare, combattere e scacciare l’invasore fuori dai confini dell’Italia. La nostra Costituzione, nata proprio grazie alla lotta di Liberazione, ci dice che ognuno ha il diritto di essere libero di esprimere il proprio pensiero, anche attraverso i partiti politici. E che la libertà va difesa perché è sacra. Cari giovani questa è la vera democrazia repubblicana».
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