Il Babbo Natale dei carabinieri fa festa con i bimbi ricoverati

I militari guidati dal generale Cerrina hanno visitato tutti i reparti pediatrici insieme ai volontari di Adricesta
PESCARA. «Sono stato fortunato a stare in ospedale proprio oggi»: le parole di uno dei bambini ricoverati, che ieri hanno incontrato “Babbo Natale carabiniere”, la dicono lunga su quanto faccia bene ai più piccoli l’iniziativa organizzata per la sedicesima edizione dall’Adricesta, la onlus presieduta da Carla Panzino (fotoservizio Giampiero Lattanzio).
Una dozzina di militari hanno visitato le corsie di chirurgia ed ematologia pediatrica, pediatria e day hospital, per portare doni e rallegrare i piccoli costretti in ospedale. Insieme a loro, c’erano i ragazzi del corso di musicoterapia del Conservatorio. Erano una dozzina i militari presenti: oltre ai vertici locali dell’Arma quali il capitano Antonio Di Mauro e il colonnello Marco Riscaldati, stavolta ha presenziato il generale Carlo Cerrina, comandante della legione d’Abruzzo e Molise. Per quasi tre ore carabinieri, musicisti e volontari dell’Adricesta hanno incontrato oltre 80 persone: dai bambini di pochi mesi fino ai ragazzi in età adolescenziale. Per ognuno c’è stato un regalo, consegnato appunto dal militare, per l’occasione in divisa da Babbo Natale: fin da quando è nata l’iniziativa, sedici anni fa, il ruolo viene interpretato da Graziano Lozzi.
A suo tempo, la manifestazione nacque un po’ in sordina, con i carabinieri che si autotassavano per comprare i primi doni. Poi il “Babbo natale carabiniere” è cresciuto ed è ormai un’istituzione: sono arrivati il sostegno di benefattori e sponsor, in particolare della Lisciani Giochi che mette a disposizione giochi didattici, macchinine, bambole e peluche, ai quali si aggiungono cappellini e zaini dei carabinieri per i più grandi.
In ogni caso per la gioia di tutti: come il bimbo che, con un po’ di incoscienza, si è sentito fortunato a stare in ospedale proprio ieri. Oppure il piccolo con il dito fratturato, che piangeva quando è arrivato Babbo Natale e, di fronte al regalo, ha assicurato che gli era passato il dolore. Durante le foto con genitori e parenti, qualcuno ha preso in prestito il cappello di Santa Claus, qualcun altro quello dei carabinieri. Al generale Cerrina, un bimbo ha regalato il proprio disegno dell’albero di Natale. A un altro piccolo è piaciuto a tal punto il berretto d’ordinanza che ha promesso che, se glielo avessero fatto tenere, da grande avrebbe fatto il carabiniere. «Portare un sorriso significa aiutare un bambino a guarire prima», ha commentato Carla Panzino al termine della mattinata, «o quantomeno rendere meno pesante la malattia sia per lui sia per i genitori che, vedendo il proprio bimbo sorridere, affrontano meglio un’esperienza tutt’altro che piacevole».
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