Il bar chiude e brucia le cartelle Equitalia

Folla per l’addio al Caffè Vespucci con la carta igienica attorno al registratore di cassa. Da domani diventa circolo
PESCARA. Camicia, pantaloni e scarpe: tutto in nero. Si è presentato così, ieri pomeriggio, Gianluca Monaco, il titolare del bar Vespucci, sull’omonima via, che ha «chiuso per tasse». Ma non è il colore del lutto. Anzi, è la «festa» che Monaco, come nei giorni scorsi aveva annunciato, ha organizzata per brindare al passaggio del bar da esercizio commerciale, che i suoi genitori (il locale è stato insignito della targa «Attività storica» dal Comune) avevamo aperto nel 1967, a quello di circolo privato. Da domani, infatti, chi vorrà sorseggiare un caffè al Vespucci, dovrà tesserarsi, al costo di 10 euro annui, al circolo Vespucci. E casomai il caffè lo pagherà 90 centesimi e non più 1 euro, come nei giorni scorsi, visto che non sarà più gravato dall’Iva, come tutti gli altri prodotti.
Un cin cin dolce-amaro, per Monaco e per gli amici venuti da tutta la regione (un centinaio) a dargli manforte, con tanto di falò, e qualche irrisione. I protagonisti, infatti, tanto per essere à la page, hanno portato un secchiello del tipo dell’Ice bucket challenge, usato nei giorni scorsi per rovesciarsi addosso acqua ghiacciata, e la carta igienica. Nel primo infatti Monaco ha bruciato vecchie cartelle di Equitalia e registri contabili, per buttarsi dietro definitivamente il passato, mentre la seconda, simbolicamente, è stata posta, vicino a un registratore di cassa in disuso, in sostituzione della carta termica degli scontrini fiscali. Provocazioni di chi non ce l’ha fatta più ad andare avanti.
«D’ora in poi», ha spiegato Monaco, «andrò a percepire un rimborso mensile di 600 euro ed è più di quanto», sottolinea con sarcasmo, «guadagnavo prima, una volta conteggiate le tasse». Già, poiché da domani, per il «Vespucci», ormai circolo privato, che si è associato all’Asi, le associazioni sportive e sociali italiane, le «entrate» annue (senza lucro) per Monaco non potranno superare i 7.200 euro, ha precisato Antonio Mancini, presidente regionale dell’Asi. «Oltre, ma fino a 28.000 euro», ha aggiunto, «ci sarà una tassazione del 19%». Ma per Monaco è una liberazione. «Continuerò a fare le stesse cose che facevo prima», rimarca riferendosi alla vendita dei prodotti. «Solo che ora di Tares pagherò un decimo di quello che pagavo prima, mentre non pagherò più, nel nuovo regime, secondo la normativa, né Irpef né Irpeg. Io sono stato fortunato nell’aver avuto questa possibilità di intraprendere questa iniziativa. E dunque la consiglio», aggiunge, «a tutti quelli che avessero quest’opportunità».
Intanto le iscrizioni al circolo vanno forte. «Al momento», ha reso noto ieri Monaco, «hanno aderito in circa 460». Insomma, un buon viatico confermato dalla solidarietà ricevuta ieri. «Anch’io ho chiuso, e per lo stesso motivo, due anni fa», ricorda Eusebio Zavatti, che è anche presidente dell’associazione Terra nostra. «Avevo un negozio per assistenza ai computer, ma ho dovuto desistere. E sono stato fortunato, poiché subito dopo ho trovato un lavoro da dipendente». Un appoggio incondizionato che a Monaco arriva anche da un commerciante di Roseto, Luca Marconetta. «Dopo 15 anni di attività», racconta, «a dicembre scorso ho dovuto abbassare le serrande del mio negozio di abbigliamento. Ora sono inoccupato». L’endorsement arriva anche dalla mamma, Mirella Flacco. «Gianluca ha fatto bene, ma per il bar mi dispiace», dice con nostalgia.
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