Il Beato Nunzio di Pesconsansonesco diventa Santo

13 Ottobre 2018

Domani cerimonia in piazza San Pietro con papa Francesco Trecento pellegrini della Val Pescara partiranno stanotte

PESCOSANSONESCO. Il Beato Nunzio Sulprizio, domani, diventerà santo dopo tre miracoli riconosciuti dalla Chiesa. I pescolani attendono questo momento da 55 anni. Da quando il 1° dicembre 1963 papa Paolo VI decise di elevare il giovane fabbro di Pescosansonesco agli onori degli altari. Uno straordinario destino accomuna il futuro santo dei giovani, nato a Pesco il 13 aprile 1817 e morto a Napoli il 5 maggio 1836, all’età di 19 anni e 22 giorni a causa di una cancrena alla tibia sinistra e papa Giovanni Montini. Entrambi, domani, alle 10.15, saranno canonizzati da papa Francesco sul sagrato del Vaticano nel corso di una solenne cerimonia a cui parteciperanno migliaia di pellegrini. Insieme a loro, diventeranno santi anche Oscar Arnulfo Romero Galdamez, Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù.
Pescosansonesco, 500 anime, il paese (2 chilometri dividono la parte vecchia da quella nuova) della Val Pescara, guidata dal sindaco Nunzio Di Donato, è in fibrillazione.
In paese si respira un’aria magica, sospesa. «Nunzio Sulprizio mette tutti d’accordo», scherza il primo cittadino stretto tra gli impegni dei vertici sulla sicurezza e la cura della logistica e la viabilità. Numerosi cantieri sono stati aperti sulle strade fumanti di asfalti. Ruspe e operai sono al lavoro lungo i sei chilometri di tratta che separa Torre de’ Passeri da Pesco, passando per Castiglione a Casauria, il paese del moscatello.
«L’attesa è finita, finalmente Nunzio, il figlio di tutti noi, diventerà santo» dicono i pescolani che anche ieri, da settimane, spazzavano le strade, sistemano luminarie e fioriere, abbellivano i muri di enormi manifesti con su scritto: «Benvenuti cari pellegrini, San Nunzio interceda per voi». Quelle gigantografie le ha volute il nuovo parroco, don Mauro Pallini, dal 28 settembre scorso rettore del santuario, che nelle settimane scorse ha incontrato uno dei tre miracolati, il tarantino Pasquale Bucci. «Questo è un santo che parlerà ai giovani» predice il sacerdote, 37 anni, che in maniera informale si siede sugli scalini dell’altare accanto alla teca di cristallo che custodisce la salma di Nunzio Sulprizio. Domani sarà la sua festa, il suo riscatto dopo anni di umiliazioni e sofferenze patite nella fanciullezza quando, rimasto completamente solo al mondo dopo la morte di mamma, papà e nonna, all’età di nove anni, fu affidato allo zio Domenico Luciani che lo sfruttò come garzone nella sua bottega dell’ex salita Castello.
Festa grande sarà a Roma dove si recheranno 300 pellegrini, provenienti da tutta la Val Pescara, che partiranno alle 3.45 di stanotte da piazza San Rocco di Pesco vecchio, nelle vicinanze del santuario, per essere puntuali alla cerimonia in Vaticano che sarà seguita in mondovisione con diretta sull’emittente locale Rete8.
Ma festa grande sarà anche nel paese tirato a lucido da persone di buona volontà come Giampaolo Gianfranco, Dario Luciani e Pasqualino Di Francesco. Nel santuario, stracolmo di ex voto, alle 10.15, i devoti potranno assistere alla diretta da piazza San Pietro. A seguire, alle 10.30, la santa messa celebrata da don Marco Pagniello, vicario episcopale per la carità. Alle 17 il rosario e alle 17.30 la messa di don Nicola della Rocca.
L’emozione è palpabile in ogni angolo della terra del beato Nunzio, santo tra poche ore. Gli animi sono «colmi di gioia e commozione» assicura colei che è «orgogliosa di avere un santo in famiglia», Cesira Luciani Cassiani, per tutti «la maestra Cesira», pronipote del venerabile, beato e ora santo, per parte di nonno Ottavio e papà Roberto. Donna di tempra, forte e gentile, storica appassionata, ha vergato sui libri la saga di una famiglia che da tempo immemore risiede nel paese che vanta i natali del santo con le stimmate, maltrattato dalle lavandaie alla fonte di Riparossa e a Fonte Romana. Cesira è figlia di Roberto Luciani e Maria Viola e nipote del cugino del beato Nunzio, Ottavio, morto il 1° marzo 1856, venti anni dopo la scomparsa del santo.