Il belvedere dedicato al neurochirurgo Gaist

SPOLTORE. Il belvedere di Spoltore è diventato largo Giulio Gaist. Il neurochirurgo emiliano era legato a Spoltore, dove amava passare le vacanze estive, e in città molti lo ricordano. «Durante gli...
SPOLTORE. Il belvedere di Spoltore è diventato largo Giulio Gaist. Il neurochirurgo emiliano era legato a Spoltore, dove amava passare le vacanze estive, e in città molti lo ricordano. «Durante gli ultimi giorni di mio padre», ha ricordato il sindaco Luciano Di Lorito, «ci recammo da lui per un consulto. Era sempre disponibile. Forse la città di Spoltore lo ricorda con ritardo, ma egoisticamente ne sono felice perché ha dato a me l'occasione di avere questo onore. A Bologna ho scoperto che gli era stato dato, tra i tanti, anche il titolo di “primario emerito”». All’intitolazione, assieme al primo cittadino, c’erano Maria Antonietta Di Marzio in Gaist, l’amico e collega Franco Ragonesi, ex direttore dell’ospedale Bellaria, il presidente del consiglio comunale Lucio Matricciani, assessori e consiglieri. Maria Antonietta, molto emozionata, si è complimentata con l’amministrazione comunale per il luogo dedicato al marito. Ragonesi ha spiegato l’importanza di Gaist nel mondo della medicina: «La sua è stata una personalità straordinaria, che ha lasciato una traccia notevole. La neurochirurgia era vista come una innovazione non da tutti apprezzata. Le novità nel mondo della sanità sono spesso avversate dalle corporazioni, era così anche a Bologna dove pure c’era e c’è una realtà sanitaria all’avanguardia. Gaist era un chirurgo generale, ma la notte, prendendo molti caffè ed esercitandosi su cadaveri acquisì la manualità necessaria per la neurochirurgia. Erano altri tempi, oggi non sarebbe più possibile: per molti anni è stato il primo al mondo nel suo lavoro, e ha avuto tanti riconoscimenti, nonostante la sua umiltà e il suo tentativo di non apparire. Non coltivava le relazioni, ma lavorava e lavorava». Anche Bologna gli ha dedicato una strada: «Ma non una qualsiasi», ha detto Ragonesi, «è la strada che circonda l’ospedale che tutti conoscono volgarmente come Bellaria».

